
Oggi 25 novembre, come ogni anno da quando è stata istituita dall’ONU nel 1999, si “celebra” la Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza sulle Donne. Dopo 26 anni di scarpette, tacchi e panchine rosse, come se potessero realmente servire a qualcosa, le donne continuano ad essere uccise. Nonostante ci sia stato un calo in questi anni, non c’è nulla di cui essere fieri, poiché i dati continuano a far paura. Secondo l’Istat in Italia sono 6 milioni e 400mila le donne, tra i 16 ai 75 anni, ad aver subito almeno una volta nella vita una violenza fisica, sessuale o verbale. È necessario, appunto, distinguere anche i diversi tipi di violenza, basati sul genere, così che ci sia una maggiore informazione da parte di noi italiani; conseguentemente, si avrà una lettura più accurata di questi dati e ci si renda conto dell’emergenza che si sta vivendo.
Sara Campanella, Giulia Cecchettin, Ilaria Sula, Giulia Tramontano, ma anche altre. Negli ultimi anni, i media hanno dato maggiore esposizione a queste donne, uccise in giovane età, in un breve lasso di tempo l’una dall’altra e dai rispettivi compagni, fidanzati o amici. Purtroppo sono molte le donne, vittime di femminicidio in Italia, di cui i media non raccontano. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale “Non Una Di Meno”, le vittime di femminicidi, violenze e molestie sono molte di più e nessuno ne parla.
Secondo i dati riportati, aggiornati il 22 novembre, in Italia sono stati monitorati 91 casi di violenza:
Inoltre, ci sono almeno altri 68 tentati femminicidi riportati nelle cronache online di media nazionali e locali e almeno due figlicidi, di due ragazzi uccisi dal padre.
Si registra almeno un caso in 17 Regioni, 42 Province e 70 città in tutta Italia.
Quasi due terzi (65%) dei casi sono avvenuti in Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Toscana e Lazio.
Tra le persone uccise, la vittima più giovane aveva 1 anno, la più anziana 93. La vittima aveva un’età media di 55 anni.
Inoltre, si contano almeno
Alla violenza patriarcale e di genere si somma a volte anche la razzializzazione delle persone uccise.
La violenza ha diverse fonti, diverse radici intrinseche. Violenza verbale, violenza fisica, violenza sessuale, stalking, possessività, controllo, domestica, interraziale, tutte che possono legarsi al genere. Ancora più preoccupante è come bambini e adolescenti, all’interno delle istituzioni educative che frequentano, non vengano sensibilizzati a questo. Inevitabilmente se ne parla e anche molto, soprattutto il 25 novembre, quasi facendo decadere la vera importanza di questa giornata. Il problema è come se ne parla. Veniamo educati, fin dall’infanzia, a come proteggerci in caso di violenza o aggressione, soprattutto alle donne viene insegnato ciò. Mai che ci si azzardi ad educarci al riconoscimento e all’accettazione delle proprie emozioni; ad educarci al consenso, a parlare di educazione psicosessuo-affettiva e ad attuare insegnamenti e tecniche di prevenzione, non per le vittime, ma per gli aggressori. E no, istituire una corsa di 5 chilometri per la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne non cambierà qualcosa. Affermare che “ogni donna che non viene uccisa sia un fatto positivo” non cambierà qualcosa.
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