
La Campania vanta un patrimonio artistico-culturale inestimabile. Grazie ai fondi del PNRR, del Ministero della Cultura e dell’Agenzia del Demanio (per un valore complessivo di 44 milioni di euro), lo Stato si è impegnato a riqualificare Villa La Favorita: una villa vesuviana che risale alla seconda metà del ‘700 ad Ercolano (NA), già famosa per i suoi straordinari scavi.
Durante la sua visita ad Ercolano, il Ministro Sangiuliano in un’intervista ha dichiarato: «La priorità è puntare su obiettivi e progetti precisi, non mettere in campo idee infinite e disperdere le energie. Villa La Favorita è luogo di grande bellezza oggi in condizioni di degrado, ma ci sono le risorse. Se l’avremo recuperata e la mettiamo a sistema, dandole vocazione ad esempio in ambito accademico, sarà già un risultato importantissimo. Se noi recuperiamo La Favorita rendiamo un grande servigio storico al territorio e sarebbe una cosa meravigliosa per Ercolano».
Matteo Lorito, Rettore dell’Università di Napoli Federico II, è certo che il recupero di questa villa
potrebbe consentire l’utilizzo di alcuni spazi per i dottorati di ricerca e le scuole di specializzazione, così che le funzionalità di questa villa settecentesca sarebbero multiple: da luogo turistico di attrazione a polo universitario, diventando ponte allo stesso tempo tra passato, sito archeologico, e presente, sperimentazione e studi specializzati, realizzando così al massimo la sua funzione culturale, dove il passato accogliendo il presente abbraccia il futuro.
Ma sono ancora tanti i siti archeologici da scoprire e rivalutare; come la Tomba di Scipione l’Africano nel Parco Archeologico di Liternum a Lago Patria (NA), segnalata solo da una lapide semi-visibile. Un luogo storico completamente abbandonato, complice l’indifferenza delle istituzioni e l’ignoranza della popolazione.
Altro gioiello sono anche le colonne del Foro romano: tanta bellezza, soffocata da erbacce, sterpaglie, buste, bottiglie e altro, che mostrano i segni dell’attuale civiltà nata nei luoghi dove la storia costruì il nostro territorio.
Se lo Stato e le istituzioni locali rivalutassero questo bellissimo sito, se noi cittadini potessimo scoprirlo
ed amarlo custodendolo e conservandolo, tanti benefici, non solo economici, ne risulterebbero per il territorio che sarebbe ricordato non solo per i disastri ecologici, per quelli sociali, ma per la cura di un pezzo di storia che appartiene a noi e a tutta la civiltà mediterranea.Tutti noi dovremmo sentire la necessità di curare le nostre radici, di conservare ciò che è possibile e tramandare memoria di ciò che il tempo si è portato via.
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