
Nella metà dello scorso dicembre il Parco Saraceno è stato sgomberato per pericolo crolli, con le famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni per lasciare vuoto il Parco. A 7 mesi dallo sgombero abbiamo ascoltato la testimonianza di Giulio, 79enne del territorio che è tra gli sgomberati del Saraceno insieme a sua moglie, la quale è un soggetto cardiopatico.
Giulio aveva la sua unica proprietà all’interno del Parco; un appartamento bellissimo fatto con i sacrifici di chi ha lavorato una vita. “Quando sono venuti a sgomberare i carabinieri, mi hanno chiesto se potessero fare delle foto alla casa, non immaginavano che nel Saraceno ci fosse un appartamento così ben tenuto. Ho abitato lì sin dal 1982” – afferma Giulio.
Ora di quella casa non restano che le macerie. Ma a questo ci arriveremo a breve, perché per capire il disastro pubblico dello sgombero del Saraceno bisogna ascoltare cos’è stato fatto ai suoi residenti.
“Dopo lo sgombero ci spostarono in un hotel del territorio perché lì il comune aveva bloccato delle stanze, ma una volta arrivati lì ci mandarono via – spiega Giulio – Allora chiamammo il consigliere comunale Alfonso Cerullo che ci disse di andare al Centro Fernandes (struttura di Prima Accoglienza per Immigrati) perché lì ci avrebbero accolti“. Così Giulio e sua moglie si recarono al Fernandes, vengono accolti e passarono la notte in un piccolo letto a castello.
Dopo il Fernandes alla coppia fu chiesto di spostarsi presso un altro hotel, in cui il comune ha bloccato delle camere. Dopo 10 giorni i fondi del comune “finirono” e così i due vennnero invitati a spostarsi di nuovo. “Nessuno ci disse per quanto tempo saremmo rimasti lì, quindi la notizia ci è arrivata all’improvviso nel giorno in cui dovevamo lasciare la camera” – spiega Giulio.
Ricordiamo che il signor Giulio ha 79 anni e sua moglie, poco più giovane, è un soggetto cardiopatico. Dopo queste peripezie Giulio chiamò suo fratello per chiedergli accoglienza, ma nel frattempo il Parco Saraceno resta vuoto, facilmente accessibile nonostante i divieti e senza alcuna videosorveglianza.
La casa di Giulio oggi non esiste più. Ladri e vandali l’hanno completamente devastata, portando via tutto, persino le foto nei vecchi album di ricordi. “Hanno preso tutto ciò che c’era e hanno sfondato la veranda che avevo creato con tanta dedizione. Ora ci sono solo calcinacci. Oltre l’appartamento avevo 3 box, anche questi sono stati svuotati…lì avevo tutti i miei attrezzi da lavoro” – ci confida Giulio.
Dopo tutte queste vicende, cosa riserva il futuro per Giulio e sua moglie? Nessuno lo sa e nessuno vuole rispondere. “Dopo le peripezie che ho raccontato ho provato a contattare più volte il consigliere Cerullo, ma purtroppo non sono mai riuscito a confrontarmi con lui. Viste le mancate risposte ho addirittura prenotato un appuntamento sul suo luogo di lavoro, ma una volta arrivato da lui, non ho ricevuto alcuna risposta” – dice Giulio.
La coppia di anziani vuole sapere il futuro del Parco e cosa succederà dopo che la sua casa è stata vandalizzata e distrutta, d’altronde quella è l’unica proprietà immobile della coppia. Giulio non si ferma, la posta in ballo è troppo alta, così dopo una richiesta scritta mai finalizzata va al Comune per chiedere un appuntamento al sindaco.
“Una volta lì mi hanno detto di parlare con gli assistenti sociali, ma arrivato dal dipendente quest’ultimo mi rinvia alla segretaria per richiedere un nuovo appuntamento col sindaco. La segretaria ha segnato tutto, ma da oltre un mese non c’è stata alcuna risposta” – racconta Giulio.
La storia di Giulio è mortificante, soprattutto perché sembra essere totalmente caduto un sistema di tutela che funge da garanzia per i soggetti fragili e il caso raccontato è emblematico. Parliamo di una coppia di anziani con un’unica proprietà sbattuta in due hotel e un centro di accoglienza per immigrati in pochi giorni. La parte peggiore è che il futuro è incerto, ma su determinate questioni non è possibile avere dubbi.
“Mia moglie deve spostare la residenza presso la casa di mio figlio così da non perdere l’assistenza medica presso il centro che la segue a Casal di Principe – continua Giulio – Il costo di quest’operazione, per una normativa comunale, è di 400 euro. È davvero mortificante a 79 anni perdere tutto e pagare per non perdere l’assistenza medica. A marzo compirò i miei primi 80 anni e non potrò festeggiare a casa mia“.
Il racconto di Giulio è quello di una persona con grande dignità e fede, un uomo che ha lavorato tutta una vita per poi vedersi sottratto i frutti dei suoi sacrifici. Ma non solo. La parte mortificante della storia è il disinteresse dell’ente comunale nei confronti di uno sgombero che avrebbe dovuto essere studiato nei minimi dettagli vista la fragilità dei soggetti coinvolti. Invece, oggi Giulio e sua moglie dormono appoggiati dai loro figli, in attesa di un futuro più chiaro.
Le Istituzioni esistono per difendere i più deboli. Com’è possibile che sia stato eseguito uno sgombero senza alcuna programmazione futura? Perché l’amministrazione più “social e dinamica” non riesce a interessarsi con dedizione a chi non fa “post” su Facebook?
Speriamo davvero che la realtà non sia questa e ci auguriamo che l’amministrazione metta al più presto la parola fine alle ingiustizie in corso. Difendere i cittadini più fragili è il principio cardine per una città normale.
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