
Il virus West Nile, portatore della febbre del Nilo, torna a far parlare di sé. La situazione viene monitorata dalle ASL territoriali, dalla Regione Campania e in particolare nell’agro aversano, dato l’aumento dei contagi degli ultimi giorni.
In base ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, Il virus West Nile è un arbovirus trasmesso principalmente tramite la puntura di zanzare infette del genere Culex, che si infettano pungendo uccelli selvatici, veri serbatoi del virus. Gli esseri umani e altri mammiferi sono ospiti occasionali e non contagiosi. Nella maggior parte dei casi l’infezione è asintomatica, ma circa il 20% delle persone può sviluppare sintomi lievi simili all’influenza (febbre, mal di testa, nausea). In meno dell’1% dei casi, soprattutto tra anziani o immunodepressi, possono verificarsi forme gravi di encefalite o meningite, potenzialmente letali. Attualmente non esiste un vaccino per l’uomo, per cui la prevenzione si basa su misure di protezione individuale e ambientale, come l’uso di repellenti, zanzariere ed eliminazione dei ristagni d’acqua, per ridurre l’esposizione alle punture di zanzare.
Sono otto i casi di infezione da virus West Nile, quattro gravi, in rianimazione, negli ospedali Moscati di Aversa e Cotugno di Napoli. Si tratta di persone che hanno trascorso un periodo di vacanze nella zona di Baia Domizia, dove sarebbe stato localizzato un “focolaio. Secondo i dati del Ministero della Salute, l’andamento epidemiologico è in linea con quello del 2024 e non giustifica allarmismi, come ribadito anche dalla direzione dell’ASL Caserta, che ha messo in campo le misure previste dal Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta arbovirosi.
La prima misura è comunque arginare i vettori, ovvero le zanzare. I comuni colpiti e molti comuni del casertano hanno già previsto interventi straordinari di disinfestazione larvicida e adulticida per evitare la diffusione del virus. Oltre alle disinfestazioni sul territorio, sono scattate anche le procedure di sicurezza rispetto alle donazioni di sangue ed i trapianti. Per evitare la trasmissione del virus, il Centro Nazionale Sangue ha deciso di preferire l’uso del test sul sangue donato, invece di sospendere automaticamente il donatore per 28 giorni, ovvero il tempo di incubazione del virus, per garantire la disponibilità di sangue, soprattutto in estate, quando la domanda è alta e mantenere la sicurezza trasfusionale. Questo vale per tutti i donatori che abbiano soggiornato, anche solo per una notte, in aree dove è stata accertata la circolazione del virus.
Le ASL, in coordinamento con Regioni, Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, hanno attivato un protocollo integrato di sorveglianza, prevenzione e gestione dei casi. Le principali misure includono: sorveglianza attiva su casi sospetti e confermati, con indagini epidemiologiche approfondite e monitoraggio dei territori a rischio; interventi ambientali mirati, come disinfestazioni e bonifiche nelle aree con presenza del virus o elevata densità di zanzare; diagnosi tempestiva attraverso il potenziamento dei punti prelievo territoriali; campagne informative rivolte alla popolazione per promuovere l’uso di repellenti, l’eliminazione dei ristagni d’acqua e l’adozione di comportamenti preventivi. Nella gestione della prevenzione sono coinvolti anche i servizi veterinari, le amministrazioni locali e la protezione civile. L’aumento dei casi viene costantemente monitorato per adottare tutte le misure necessarie col fine di tutelare la salute pubblica.
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