
Sono trascorsi 44 anni dal 17 dicembre 1980; giorno in cui, alle 18, al centro della città di Giugliano la venticinquenne Mena Morlando è stata uccisa in un agguato al boss emergente della camorra casalese Francesco Bidognetti, il quale aveva utilizzato il corpo della giovane come scudo umano. Più di quarant’anni dopo, il ricordo di Mena Morlando è più vivo che mai.
Per tanti – troppi – anni l’omicidio di Mena Morlando è stato fatto passare per un «omicidio passionale», ignorando così la matrice camorristica del suo assassinio. La donna, all’epoca venticinquenne, era scesa di casa per dirigersi in una lavanderia a poche centinaia di metri dalla propria abitazione; in via Monte Sion, quasi al centro di Giugliano, Mena è rimasta coinvolta in un regolamento di conti tra Francesco Bidognetti e vecchi esponenti della Nuova Camorra Organizzata, come Battista Marano, legato al clan Mallardo, affiliati al boss Raffaele Cutolo. Per avere salva la vita, Francesco Bidognetti aveva utilizzato il corpo di Mena Morlando come scudo umano. Per più di trent’anni s’era cercato di screditare la vicenda per nascondere il fatto che l’omicidio della giovane fosse, a tutti gli effetti, legato alla camorra. I familiari di Mena, soprattutto suo fratello Francesco, si sono a lungo battuti affinché la verità venisse a galla.
Nel 2008, con la pubblicazione del libro “Solo per Giustizia”, Raffaele Cantone è tra i primi a diffondere la storia di Mena Morlando per quella che realmente è: un omicidio di matrice camorrista. Nel suo libro, infatti, scrive: «L’unica sua colpa era stata quella di essere uscita di casa nel momento sbagliato. Presumibilmente qualcuno se ne era fatto scudo durante un agguato contro un delinquente in soggiorno obbligato a Giugliano. A morire invece fu lei. L’obiettivo dei killer la fece franca e più tardi sarebbe diventato uno dei capi del clan dei Casalesi: Francesco Bidognetti, detto “Cicciott’ ‘e mezzanotte”. Il caso dell’omicidio di quella ragazza malgrado numerose indagini non ha mai avuto soluzione giudiziaria. E lentamente il suo ricordo si è sbiadito. I suoi genitori ne sono morti entrambi di crepacuore. Ma nessuna autorità si è mai preoccupata di ricordarla come meritava, e la sua bellezza fresca e il suo sorriso pulito riaffiorano soltanto nei ricordi amari dei suoi amici e familiari».
Nel tempo, la vicenda di Mena s’è fatta sempre più spazio nell’opinione pubblica e nella vita di Giugliano: nel 2010 le è stata intitolata una strada; pochi mesi dopo, il presidio di Libera è stato dedicato a lei; nel 2016, ancora, le è stata intitolata una sala consiliare nel Comune di Giugliano. Nel 2023, è stato intitolato a Mena Morlando il primo Circolo didattico di Giugliano, in piazza Gramsci: si tratta della scuola più antica della città, nonché quella dove la giovane insegnava. Alla celebrazione il sindaco di Giugliano, Nicola Pirozzi, aveva dichiarato: «Oggi si parla poco di camorra, niente di più sbagliato. Oggi i clan continuano a fare affari anche con l’aiuto dei cosiddetti colletti bianchi. I professionisti dovrebbero evitare di svolgere attività che sono contigue e attigue a chi vive di camorra. I soldi della camorra a noi non servono. Servono degli esempi e Mena Morlando è un esempio per questa città.» Un esempio non solo per Giugliano, ma per l’Italia intera, affinché le storie delle vittime innocenti di camorra non vengano mai dimenticate.
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