
Sono passati 47 anni dall’omicidio di Peppino impastato, comunista, giornalista e attivista ammazzato dalla mafia democristiana il 9 maggio 1978. Figlio di padre mafioso, decide di lottare contro il suo stesso sangue nei caldi anni ’70. Ricordare la sua lotta oggi significa schierarsi non solo contro la mafia, ma anche contro prevaricazione e ingiustizia sociale.

Peppino nasce in una famiglia mafiosa, da Luigi Impastato e Felicia Bartolotta. Nella Sicilia in cui fino a quel momento nessuno avrebbe nemmeno osato nominare la parola “mafia”, Peppino comprende in giovane età che quel cancro che attanagliava la sua amata terra, ammazzava i contadini e corrompeva politici, doveva essere combattuto.
Profondamente e visceralmente comunista, decide insieme ai suoi compagni di aprire una radio a Terrasini “Radio Aut” e da li inizia la sua attività di controinformazione e denuncia antimafiosa. Peppino non riporta semplicemente informazioni: “sfotte”, schernisce il boss di Cinisi, Gaetano Badalamenti, mafioso di levatura internazionale, nel suo programma “Onda Pazza Mafiopoli”.
Partecipa alle occupazioni delle terre insieme a Danilo Dolci, “il Gandhi italiano” e comprende che la lotta antimafia non avrebbe potuto fare passi in avanti se non fosse stata intrecciata ad una attività politica concreta. Così decide di candidarsi alle elezioni comunali di Cinisi, con la promessa di cacciare i mafiosi dal consiglio comunale e di portare avanti una strenua lotta contro le ingiustizie. Per questo motivo venne ammazzato, nulla di più, solo per la sua sete di verità a giustizia. Il giorno delle elezioni, Peppino venne eletto nonostante fosse ormai morto, come segno di speranza, rispetto e fiducia da parte dei suoi compagni.
La morte di Peppino venne pianificata in maniera tale da infangarne completamente la memoria: prima fu ucciso sbattendogli la testa su un sasso, e dopo fu portato sulla linea ferroviaria Palermo-Trapani, legato ai binari e fatto saltare in aria con il tritolo. I mafiosi cercarono di far passare la morte di Peppino come un omicidio-suicidio a margine di un tentativo di attentato dinamitardo.
Ma Peppino era convintamente pacifista e contro ogni tipo di violenza, questo i compagni e la sua famiglia lo sapevano, tanto da riuscire a contrastare dopo una lunga battaglia i depistaggi messi in atto da polizia, mafia e stato, soprattutto grazie alla lotta della madre di Peppino, Felicia, che ormai vedova si costituì parte civile nel processo contro Badalamenti e testimoniò contro di lui portandolo alla condanna all’ ergastolo.
La storia di Peppino è tornata in auge anni fa grazie all’uscita nelle sale cinematografiche dell’opera “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, con una splendida interpretazione dell’attore siciliano Luigi lo Cascio. E nonostante il film rappresenti in buona parte fedelmente la vita di Peppino e abbia contribuito a far conoscere a molti la lotta del bistrattato giornalista siciliano, la narrazione istituzionale che viene ciclicamente perpetuata è riuscita in ogni caso a mutilare la sua memoria nel tempo.
Nessun riferimento alla sua fede politica, nessun riferimento alla sua lotta nelle terre, al pacifismo, alla non violenza di Peppino, viene fatta dalle (poche) commemorazioni istituzionali. Peppino era comunista, e questo va ricordato, ma non solo: Peppino è l’esempio materiale di come il figlio di un padre criminale possa uscire dalla spirale della violenza mafiosa grazie alla lotta politica, scontrandosi con il potere per apportare dei miglioramenti concreti nella nostra società, per questo parlare di lui fa ancora paura.
LEGGI ANCHE: L’arte di Gaetano Porcasi ad un mondo di dormienti: la pittura di impegno civile per raccontare le stragi di mafia
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...