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A Caivano l'ennesimo inutile show di Stato

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
5 settembre 20234 min di lettura

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A Caivano l'ennesimo inutile show di Stato

Indice (2)

  • 1Il maxi-niente
  • 2La politica del consenso

In attesa che la Madonna di Campiglione riporti un po’ di festa, a Caivano lo Stato si è portato avanti con una parata tanto imponente quanto inutile. Caivano è al centro della cronaca dopo la tragica vicenda degli stupri su due cuginette di 13 anni; un fatto che ha shockato il Paese e che ha riacceso le solite luci a intermittenza sulle periferie.

Dispiace doverlo constatare, ma lo stupro ha portato i vertici politici e delle forze dell’ordine ad accorgersi di un problemino chiamato “Parco Verde“. La violenza che accende luce sulla violenza, in un’Italia non abituata ad avere una prospettiva ma ad agire d’istinto per mostrare i muscoli.

Così la premier Meloni con la sua passeggiata blindata ha provato a dar quel tanto decantato “segnale” che tutti i media rimbombano quando si tratta di passerelle politiche. Gli effetti del segnale ancora non si conoscono, a meno che la Meloni non sia convinta che ora i caivanesi sentono il governo, o peggio la politica, a loro fianco.

Il maxi-niente

A completare i soliti album di foto, gli abiti e gli sguardi seri-serissimi c’è stata la parata di ieri. 400 agenti spiegati in un’operazione interforze in una delle piazze di spaccio più celebri della Campania, il risultato? Solo 28 grammi di cocaina sequestrati, una mazza da baseball, cartucce, un coltello, mezzo chilo di hashish e 300 grammi di marijuana.

Una figuraccia alla quale hanno potuto assistere solo i media asserviti e, infatti, i titoli son sempre quelli: “maxi operazione“, “maxi blitz“, “mai più zone franche“, “è solo l’inizio“, “blitz interforze: lo Stato è presente“. Come il più arrogante degli amanti, la politica crede di passare una notte in un posto e di averlo suo per sempre: tanto romantico quanto fasullo.

La realtà è che a Caivano la droga dà a quei giovani ciò che lo Stato non ha mai garantito. Niente asili nido, dispersione scolastica che raggiunge vette allucinanti così come una disoccupazione giovanile che devasta le periferie. Chi ha i soldi e ha studiato se ne va al nord, ma chi non può che fine fa? Non è il tempo della sociologia stavolta, è solo l’ennesima dimostrazione di come la crisi legata ai giovani stia letteralmente impazzendo.

Al Parco Verde c’è una manovalanza fatta principalmente da ragazzi e, più che blitz in divisa, la politica dovrebbe garantire a questi giovani figli le basi per seguire le proprie vocazioni. In realtà tutto ciò è negato grazie a trasporti deficitari in tantissime periferie del napoletano e del casertano, all’assenza di luoghi di dibattito pubblico giovanile o semplicemente punti di aggregazione.

Le cause sono tante, ma ciò che fa rabbia sarà l’ennesimo provvedimento volto a rafforzare un’idea di repressione mai accompagnata da una prospettiva. Chi vive questi territori da giovane sa già di non avere un’idea di realizzazione verso la quale costruire la propria vita, possono sembrare discorsi aleatori, ma non è così. E se lo sono perché continuare a dire ai nostri ragazzi di seguire le loro passioni, ciò che li rende felici se poi tutto ciò si riconduce al “mondo delle favole”?

Immagine articolo
Premier Giorgia Meloni a Caivano

La verità è che per vivere a Caivano, Castel Volturno, Marcianise e Orta di Atella devi accontentarti. Puoi decidere di accontentarti di un lavoro sottopagato e opposto alle tue aspirazioni, oppure puoi diventare quella manovalanza criminale. E così eccoli i migliaia di giovani animati non solo dalla strafottenza, ma da un senso di avversione per quel potere statale tanto disprezzato da sembrare solo il volto bianco della criminalità che rappresentano.

La politica del consenso

Davanti a tali difficoltà come si può pensare che una politica sanzionatoria sia la sola soluzione? Perché la premier Meloni non ci parla delle politiche pubbliche e giovanili immaginate per Caivano? Il ballo delle classi dirigenti che legano le politiche pubbliche all’aumento del consenso sono il principale artefice del disastro sociale e occupazionale del nostro Paese.

Certo, il cambiamento sociale attraverso l’azione politica ha tempi lunghi, molto più lunghi della prossima tornata elettorale; ecco perché da un po’ di anni la nostra classe dirigente è come un velocista: punta sulla rapidità dello scatto per ottenere la vittoria. Una politica intesa in senso utilitaristico non può agire per il bene comune e gli effetti di una distortura democratica così ampia diventano sempre più lampanti.

Per quanto ancora le politiche pubbliche saranno condizionate dalle oscillazioni del consenso elettorale? Nel frattempo: la parata continui.

Tags
  • #blitz
  • #caivano
  • #Meloni
  • #Stato
Antonio Casaccio
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