
La città di Caserta si conferma la provincia con le bollette della luce più alte della Campania: al secondo posto c’è Napoli seguita da Caserta e Benevento. Dopo aver consultato i dati relativi al consumo annuo del 2025 a Caserta, derivati dall’osservatorio di Facile.it delle utenze con fornitura nel mercato libero , esso risulta pari a 2423 Kwh, con una spesa relativa di 743 euro in media annua. A seguire c’è Napoli con una spesa di 746 euro annui, Salerno con una spesa di 720 euro annui e, a chiudere il cerchio, Avellino e Benevento, con una spesa media annua rispettiva di 697 euro e 692 euro.
Il discorso differisce per quanto riguarda le utenze del gas, per le quali la spesa più alta del 2025 si registra ad Avellino con una media annua di 1209 euro. Al contrario, Caserta e Napoli presentano costi relativamente contenuti, rispettivamente con una media di 849 euro e 950 euro. Sommando i costi relativi alle utenze di luce e gas nel casertano, non possiamo fare a meno di notare quanto sia evidente il carovita della città e il divario tra le fasce più povere della popolazione ed i ceti più agiati cresce incessantemente.
In base ai dati ufficiali dell’ Eurostat, consultando l‘indice AROPE (At Risk of Poverty or Social Exclusion) relativo al 2024, il 43.5% della popolazione in Campania è a rischio povertà ed esclusione sociale, ossia un cittadino campano su due. La regione Campania, inoltre, si posiziona come la seconda regione italiana con il tasso di povertà più alto, preceduta dalla Calabria (48,8%). Andando più nello specifico, secondo i dati Istat del 2011, l’indice di vulnerabilità materiale e sociale di Caserta è superiore a quello nazionale, con i rispettivi valori di 99.6 e 99.3. Il divario è ancora più ampio se analizziamo l’indice di incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico, pari a 3.7 per Caserta e 2.7 per l’Italia.
Uno dei nodi più critici è il lavoro: il tasso di disoccupazione a Caserta, secondo i dati Istat del 2011, è del 16.5, mentre il tasso di disoccupazione giovanile è del 51.1 : sono i giovani a fronteggiare arduamente la precarietà lavorativa. Un’ulteriore osservazione è necessaria riguardo il tasso di disoccupazione maschile rispetto a quello femminile: i due valori, rispettivamente sono di 14 e 19.6, evidenziando una disparità occupazionale relativa al genere.
Caserta è la provincia in cui il divario tra le spese di beni essenziali e le entrate economiche dei singoli cittadini è sempre più grande: secondo il Dossier Caritas Campania del 2025, il 10% dei cittadini vive in condizioni di necessità e, pur avendo un impiego, non hanno abbastanza potere d’acquisto per i beni essenziali alla loro sopravvivenza, tra cui affitto ( i cui costi superano le entrate lavorative del medio cittadino), utenze e beni alimentari. Le stesse persone, non riescono ad aver accesso alle cure necessarie: sono note le lunghe attese nel campo della sanità pubblica, e la conseguente rinuncia a visite o esami specialistici da parte dei cittadini che non possono rivolgersi a privati.
L’aumento del costo delle utenze elettriche a Caserta, in conclusione, è solo un ultimo e non necessario tassello che grava sulle famiglie meno abbienti e con disagi economici, le quali lottano per l’accesso ai beni necessari. Caserta è la città della vulnerabilità sociale, del precariato per i giovani che si accingono ad entrare nel lavoro, della privatizzazione della sanità: una provincia, come le restanti presenti in Campania, che soffre. Il carovita è un dato di fatto e persiste, ledendo le famiglie con disagi socio-economici. La sua risoluzione, in vista di una maggiore tutela delle classi meno abbienti resta un’incognita.
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