
A Caserta le donne non possono più abortire: ci risponde l’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta.
A seguito di una denuncia del Comitato ‘Ccà nisciun’ è Fessa – rete di supporto napoletana pensata per accompagnare e sostenere chi decide di interrompere una gravidanza – riguardo lo stop del servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, noi di Informare ci siamo preoccupati di contattare l’Azienda Ospedaliera di Caserta e la sua Direzione Sanitaria per confermare o meno la suddetta denuncia. Dopo una serie di mail di richiesta di chiarimento, l’ufficio stampa dell’Azienda Ospedaliera del capoluogo ci ha risposto:
“Gentile Caporedattore di Magazine Informare,
in riferimento alla sua email inviata alla Direzione Sanitaria dell’Azienda Ospedaliera di Caserta il 5 giugno scorso, si conferma che l’IVG è stata sospesa, con relativa comunicazione alla Regione Campania, nel momento in cui si è dimesso l’unico ginecologo in organico “non obiettore di coscienza”. L’AORN ha provato a reclutare ginecologi da impiegare nell’attività specifica. I primi entreranno in servizio a settembre. A loro si chiederà la disponibilità a occuparsi di ginecologia sociale.”
La risposta pervenuta alla nostra testata conferma che a Caserta è stato compresso un diritto fondamentale alla salute per moltissime donne della nostra città e della provincia. In Italia, ai sensi della legge 194/78, la donna può chiedere l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) per motivi di salute, economici, sociali, familiari. Non solo il diritto è stato compresso, ma allo stato attuale non abbiamo contezza rispetto alla reintegrazione del servizio per la città. Un disservizio che colpirà – come sempre – soprattutto le fasce più deboli della popolazione interessata.
A Caserta, città di 72.548 abitanti, l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è diventata di fatto irraggiungibile. Eppure, fino a poco tempo fa, questo presidio era un riferimento cruciale non solo per il capoluogo, ma per tutto il territorio settentrionale della provincia. Una situazione che stride palesemente con la Legge 194/78, che impone agli ospedali di garantire il servizio, assicurando le procedure necessarie e la copertura del personale.
Caserta è solo uno dei tanti esempi di negazione del diritto all’aborto che sistematicamente viene perpetrato ai danni delle donne poiché attualmente è ancora concesso ai medici specializzati in ginecologia di dichiararsi obiettori causando spesso un disservizio completo in materia.
di Gianrenzo Orbassano e Manuel Vita Verde
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