
Ieri mattina è attraccata al porto di Napoli la nave di EMERGENCY. Dal 2022, l’ONG italiana opera con la Life Support per la ricerca e il soccorso di persone migranti. L’ultima missione della Life Support ha portato in salvo 41 naufraghi il 29 luglio.
La Life Support è la nave di EMERGENCY che naviga la rotta del Mar Mediterraneo centrale, la rotta migratoria più pericolosa al mondo. L’organizzazione umanitaria non-profit è stata fondata dal chirurgo Gino Strada nel 1994: da trent’anni si occupa di promuovere la pace e i diritti nel mondo. Attraverso il progetto SAR -search and rescue- gli operatori di EMERGENCY hanno portato in salvo oltre 1.200 persone in un solo anno. Il rapporto relativo al 2023 dell’organizzazione umanitaria ha sottolineato la scelta di “non restare a guardare” mentre si consuma una tragedia a pochi chilometri dalle coste italiane. Tra i principi dell’organizzazione c’è infatti il dovere imprescindibile di salvare vite in mare, che è sancito anche dal diritto internazionale del mare.
Libia, Tunisia, Malta e Italia sono i paesi coinvolti nella rotta migratoria del Mediterraneo centrale, che causa del vuoto lasciato dai governi europei, sta diventando una tratta sempre più mortale. Nel 2014 si era conclusa l’operazione umanitaria Mare Nostrum, guidata dalla Marina Militare italiana, che aveva il fine di presidiare il flusso di migranti. Le operazioni europee che l’hanno succeduta, come Triton, hanno visto meno finanziamenti e una volontà di proteggere le frontiere europee. Dopo il Memorandum d’intesa tra Italia e Libia concluso nel 2017 e il “decreto sicurezza” del 2018, l’intervento delle ONG in mare è stato sempre più criminalizzato.
L’orientamento “porti chiusi” del governo giallo-verde prevedeva di ostacolare apertamente l’intervento delle ONG, chiamate “taxi del mare” nei media nazionali. Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini intendeva non ostacolare l’attività della Guardia Costiera libica, nota per violare i diritti umani dei migranti. Dal 2020, l’approccio del governo italiano rimane di contrasto alle ONG, ma in maniera più sottile. Le azioni SAR vengono infatti ostacolate attraverso l’utilizzo di cavilli burocratici e fermi amministrativi.
L’operazione della Life Support del 29 luglio scorso è avvenuta nella zona SAR della Libia, in pieno Mediterraneo Centrale. Tra i legacci istituzionali usati dall’attuale governo per tentare di bloccare le ONG, c’è l’assegnazione di un “porto sicuro”. Il “POS” designato per permettere alle ONG di attraccare è spesso molto lontano da dove viene condotta l’operazione, che costringe navi come la Life Support a navigare per giorni, sprecando risorse inutili. Infatti, la Life Support è arrivata a Napoli dopo 72 ore di navigazione. Tuttavia, i 41 migranti sono arrivati a terra salvi, grazie al team di Emergency.
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