
“Purtroppo non tutte le storie hanno un lieto fine…”, a maggior ragione se si parla di luoghi della cultura. Il 13 marzo 2023 abbiamo appreso la notizia, dal profilo social ufficiale, della chiusura del Nuovo Teatro Sanità: uno dei punti di riferimento culturali non solo del Rione, ma di tutta la città di Napoli. In un quartiere difficile, in piazzetta San Vincenzo all’interno della Chiesa adiacente, il NTS negli anni ha portato una nuova luce, battendo forte non solo dal punto di vista culturale con le sue meravigliose stagioni teatrali, ma anche dal punto di vista sociale poiché grazie alla presenza dei loro laboratori, gratuiti e aperti a tutti, hanno coinvolto numerosi ragazzi del quartiere che, oltre ad aver trovato una valida alternativa alla vita difficile, sono diventati anche dei giovani talenti.
«Il Teatro negli anni, per il quartiere, è stato una porta aperta – afferma il Direttore artistico Mario Gelardi – sia fisicamente, perché è stato un luogo di accoglienza anche per chi non voleva fare teatro: di solito nei teatri ci va solo chi vuole fare teatro, noi invece siamo stati un luogo per tutti. Ed è stata anche una porta aperta verso le altre città di Italia e verso l’estero. Negli ultimi anni abbiamo avuti ragazzi dall’Argentina, dal Brasile, dalla Grecia; abbiamo avuto autori tedeschi, spagnoli, che hanno lavorato con noi. Una porta aperta verso gli altri mondi in un luogo in cui nemmeno i napoletani volevano venire. E vorrei fermamente continuare ad essere questo».
«Questa situazione è iniziata a fine ottobre – continua Mario Gelardi – con la presa d’atto che c’erano dei problemi di agibilità, ovvero l’impossibilità di continuare a fare spettacoli davanti ad un pubblico pagante. Noi pensavamo di poter risolvere ciò con piccoli adeguamenti dello spazio per ottenere l’agibilità necessaria; poi nei mesi oltre che a renderci conto che l’importo era importante, abbiamo scoperto che essendo la chiesa consacrata e accatastata come luogo di culto religioso, non avremmo potuto avere l’agibilità perché, burocraticamente, non può diventare un teatro». Una consapevolezza che lascia tutti con l’amaro in bocca: sensazione che, purtroppo, negli ultimi tempi, accomuna qualsiasi discorso inerente ai luoghi della cultura e alla noncuranza nei confronti di questi ultimi. Fortunatamente, in qualche modo, il teatro proverà a resistere, almeno nella sua intenzione sociale. «Il teatro non è chiuso: i laboratori proseguono, ma l’attività teatrale è paritetica all’intenzione sociale. Se si toglie il teatro dal teatro, il senso di quello che stiamo facendo viene meno. Oltre alla crescita dei giovani artisti che hanno bisogno di andare in scena, non solo di fare laboratorio, gli spettacoli erano anche un modo per sostenerci economicamente. Il Teatro rappresentava anche un modo per le persone esterne di venire alla Sanità e guardarla in un modo diverso, spogliandosi dai pregiudizi» – conclude il Direttore artistico.
Una crisi, quella del Nuovo Teatro Sanità, che si unisce a quella iniziale, scatenata dall’inizio della pandemia. Come tutti gli altri luoghi della cultura, il NTS ha dovuto affrontare la difficoltà post-pandemica che ha praticamente piegato in due la realtà, che non ha ricevuto alcun tipo di riscontro dalle Istituzioni, nonostante i continui appelli. «Questa chiusura è una crisi che sarebbe arrivata comunque, a prescindere dalla pandemia, visto che riguarda l’agibilità della nostra struttura. C’è da sottolineare, però, che si aggiunge ad una crisi importante che abbiamo dovuto affrontare post-pandemia visto che noi, essendo un teatro piccolo (con meno di 100 posti a sedere), non abbiamo ricevuto alcun tipo di fondo statale. Io, e con me praticamente mezzo teatro italiano, ho fatto una battaglia su questo, ma abbiamo una voce talmente piccola che tutti i nostri appelli sono rimasti inascoltati» afferma Gelardi.
Non è mancato il confronto del Teatro con il Comune di Napoli, nella speranza di riuscire a trovare, il prima possibile, un accordo che permetta alla Compagnia del NTS di continuare ad esibirsi. L’esibizione, che è il cuore, come spiega Gelardi, per ogni teatrante. «Ciò che noi stiamo chiedendo al Comune – afferma Gelardi –, vista questa montagna burocratica, è di individuare con noi un nuovo spazio per poter svolgere le nostre attività teatrali. Hanno detto che hanno bisogno di tempo, all’incirca un mese, per capire. Abbiamo avuto grande solidarietà da parte degli altri teatri, ma il nostro problema attualmente non è “andare a fare lo spettacolo in un teatro”, bensì averne uno nostro soprattutto in questo quartiere: ridare un luogo alla nostra comunità».
C’è bisogno di una vera e propria rinascita culturale: bisogna entrare nella concezione che ciò che è cultura, riempie gli animi di una società ormai disinnamorata delle emozioni. È l’unica occasione che resta a tutti noi per restare “più umani” e non dobbiamo sprecarla in questo modo. Bisogna attenzionare i luoghi, farli evolvere, non chiudere: per far sì che non si perda il contatto, ma che aumenti, in vista di un futuro che sembra allontanarci sempre di più. «Probabilmente sono i luoghi che devono cambiare, non a caso noi siamo in una Chiesa, il NEST è in una palestra: bisogna usare posti diversi che sono già tra la gente; in questo ci credo fermamente. Non aspetto più che la gente venga a teatro, ma vado a bussargli fuori la porta: è questo quello che facevamo qui al Nuovo Teatro Sanità e continueremo a farlo. Io credo che siano ormai almeno 20 anni che l’interesse verso ciò che è culturale venga visto come “superfluo”. Poi, dopo il covid, ancora questo aspetto si è accentuato, perché ci sono delle necessità tali in cui veniamo considerati parte del mondo del superfluo. Abbiamo l’esigenza di trovare degli spazi in cui poter fare teatro e speriamo che il Comune di Napoli ci aiuti: chiediamo di riconoscere la bontà di ciò che abbiamo fatto e di considerarlo utile per la città: questa esperienza non può e non deve finire» conclude Mario Gelardi.
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