
Lo scorso 11 marzo 2026, Piazza Garibaldi ha ospitato il laboratorio poetico musicale, “RaParità”, presieduto dal rapper Lucariello, alias di Luca Caiazzo.
Non è stato l’unico, e non sarà l’ultimo evento del mese di Marzo, in quanto è parte della manifestazione “Una Bella Piazza per i diritti delle donne” promossa dalla Fondazione Una Nessuna Centomila e EVA, col il supporto della sociologa Lella Palladino. Questo va inserito nel programma del comune di Napoli per il Marzo Donna 2026.
Il rapper Lucariello, capostipite del rap napoletano, è noto in particolar modo per la sigla della famosa serie tv Gomorra e altre collaborazioni con Caparezza, Ezio Bosso, Fabri Fibra. Il laboratorio del 11 marzo è stato solo il primo degli incontri in cui metterà a disposizione la sua esperienza e capacità, gratuitamente. Infatti proseguirà poi ogni martedì presso Officine Gomitoli, situato nei locali di un ex lanificio borbonico dell’area urbana di Porta Capuana e gestito dalla cooperativa Dedalus. Particolarmente attivo nel sociale, è molto rilevante anche il suo progetto di rap “Presidio Culturale Permanente negli Istituti penitenziari per minorenni”.
Vari enti hanno lavorato in sinergia per permettere ciò: CCO Crisi Come Opportunità, COMICON e Coreapoli, il consorzio Unicocampania, Prime Minister – Scuola di politica per giovani donne. Special plauso vanno poi alla cooperativa sociale Dedalus e alla Fondazione Con il Sud, in prima linea per portare avanti il progetto di gestione condivisa tra pubblico e privato degli spazi pubblici adiacenti Piazza Garibaldi.
Questa iniziativa è stata specialmente importante in quanto si pone in controtendenza rispetto ai generi musicali, come rap e hip-hop, che si rifanno spesso ad un linguaggio sessista, misogino e violento. Lucariello vuole risvegliare “la consapevolezza” assopita di molti, sia artisti che audience. “Liberarsi sia in parole che musica, da questa cultura patriarcale” che, come ricorda Lella Palladino, “imprigiona in ruoli di genere stereotipati”. Checché se ne dica, questa non è censura: non si può abusare dei termini di opinione e libertà d’espressione invano, giustificando in tal modo un linguaggio che rafforza una visione retrograda, e non più accettabile nel 2026.
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