
È proprio il caso di dirlo: a Napoli si mangia molto ma si legge poco. Un’altra istituzione culturale di Napoli sembra giunta al tramonto. È la Libreria “Fiorentino” a Calata Trinità Maggiore, a pochi passi dalla chiesa del Gesù.
A Napoli, la libreria Fiorentino, è considerata un’istituzione da quasi 100 anni e che ebbe tra i suoi frequentatori anche Benedetto Croce e Totò. E se sono aumentati a dismisura i locali dove si mangia, al punto da costringere il Comune di Napoli a bloccarne l’apertura di nuovi per i prossimi tre anni, scompaiono tutti i presidi che hanno fatto la storia della città.
Annoverata tra le 7 librerie più belle d’Italia, fu fondata da Fausto Fiorentino nel 1936. Famosa per le sue collezioni di edizioni antiche e rare, trattati antichi, romanzi epocali con le pagine ingiallite, era uno dei luoghi preferiti da Benedetto Croce.
Il filosofo terminava la sua passeggiata quotidiana proprio dal suo amico libraio che gli aveva messo a disposizione una poltrona dove farlo riposare. E se ora si parla del libraio Fausto Fiorentino, questi è stato anche uno dei tanti editori napoletani. A lui Totò regalò i versi della celebre “‘A Livella” che Fiorentino pubblicò nel 1964. L’edizione originale era impreziosita da illustrazioni che mancavano nelle tante edizioni tarocche che, visto il successo dell’opera, cominciarono a girare.
Francesco Emilio Borrelli, deputato di Europa Verde, e Gianni Simioli, conduttore radiofonico, hanno organizzato il “Libro Day“, un’iniziativa volta a scongiurare la chiusura della libreria. I due volti noti danno appuntamento a Cala Trinità Maggiore invitando i napoletani ad acquistare un libro per sostenere la cultura e sollecitare gli eredi Fiorentino, che ora gestiscono la libreria, a ritornare sui loro passi.
«Questa libreria è uno dei quei simboli e presidi culturali di Napoli troppo importante perché possa chiudere così. Ad esempio qui fu pubblicità nel 1964 la raccolta di poesie di Totò ‘A’ livella’. Quindi venerdì saremo qui, la libreria riaprirà in via straordinaria, portando le persone ad acquistare libri per convincere il proprietario a resistere e a desistere dalla sua decisione di vendere. La cultura non può morire ma per continuare a vivere c’è bisogno di sostenerla anche perché Napoli si regge su di essa e la cultura sarebbe più povera senza il contributo partenopeo. Napoli e cultura sono un binomio inscindibile, un nodo inestricabile che il consumismo esasperato, il degrado, il trash, l’intrattenimento frivolo ed insignificante non possono sciogliere. Le Istituzioni difendano questo connubio».
Il 17 agosto dell’estate passata, Claudio Ciccarone, giornalista della TGR Campania, ha intervista Alberto Della Sala, libraio napoletano: «È difficilissimo stare aperti nel mese di agosto, e soprattutto nel periodo di Ferragosto. C’era stata anni fa, con la precedente amministrazione, un’idea che riguardava la possibilità di avere punti di informazione proprio nelle librerie. Noi avevamo dato anche la nostra adesione, insieme ad altre librerie. Fare a turno per stare aperti ad agosto, a Natale. Ma poi non è stata data la possibilità di farlo ed è rimasta lettera morta».
E intanto a Napoli, negli ultimi decenni, sono scomparse tante delle librerie indipendenti – che spesso erano anche case editrici – che popolavano il centro storico: Miliano, De Simone, Guida, Melia, Abc, Ferraro, Pironti, Marietti. E poco distante da Fiorentino, pochi metri più sopra, sullo stesso marciapiede, ha definitivamente chiuso un luogo simbolo della città colta e consapevole: la libreria D’Auria che era aperta dal 1837.
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