
A Pozzallo, in provincia di Ragusa, il primo Cpr, centro di permanenza per il rimpatrio o centro di identificazione di migranti, realizzazione delle recenti politiche Meloni-Piantedosi.
Siamo in Sicilia, precisamente a Pozzallo, dove un recente post Facebook del Comune immortala un bellissimo mare targato “bandiera blu”. Lo stesso mare che solo da questo gennaio conta l’arrivo sulle coste italiane di centinaia di migliaia di persone. Il comune ragusano presenta da questo mese un centro di permanenza per il rimpatrio dei migranti, una struttura contenitiva che potrà ospitare 84 persone, addobbata con filo spinato e alte cancellate.
Parole che producono eco strane nella mente, un centro decentrato dalla vitalità di una nazione come l’Italia, una permanenza che desidera il nome di inclusione e il rimpatrio, illegale secondo il Diritto internazionale, di chi richiede accoglienza e asilo.
La pressione, a detta della Presidente del consiglio Meloni, è alta. Lo si percepisce dalle sue comunicazioni social nelle quali consiglia, dopo le notizie di naufragi, di evitare a priori il tentativo di raggiungere le coste italiane. Si decretano emergenze e stati speciali in merito a una situazione che si verifica quotidianamente e che non colpisce l’Italia più di altri stati che affacciano sul Mediterraneo, e non solo.
Il Centro di permanenza per il rimpatrio di Pozzallo è conseguenza delle ultime politiche a gestione alle migrazioni dell’attuale governo italiano, dopo il decreto Cutro e l’ultimo decreto del 21 settembre in merito al trattenimento dello straniero in frontiera, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Il Cpr di Pozzallo prevede “l’importo e le modalità per la prestazione di idonea garanzia finanziaria” riguardo l’accesso e la permanenza di una persona straniera in territorio italiano, disponibilità che garantiscano al/alla migrante nelle 4 settimane di stallo la possibilità di un alloggio, di beni di prima necessità e le spese per il rimpatrio.
4938 è l’importo in euro della cauzione possibile da pagare per non essere internati nel Cpr di Pozzallo una volta giunti in Italia e in attesa della verifica ed eventuale approvazione in merito alla presentazione della domanda d’asilo.
La questione migratoria genera ancora una volta dinamiche centripete, che dal centro tendono a racchiudersi in un nucleo inesistente quale quello del nazionalismo isolato. Non è possibile evitare il movimento degli esseri umani e, se si cambiasse la prospettiva al principio dell’attuale approccio alle politiche migratorie, forse si riuscirebbe a gestire le cose almeno più umanamente.
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