
Il Comune di Salò, cittadina lacustre del Garda nota per essere stata la capitale della Repubblica Sociale Italiana (RSI) durante gli ultimi anni del fascismo, ha deciso di revocare la cittadinanza onoraria concessa a Benito Mussolini nel 1924.
Con 12 voti a favore, 3 contrari e un astenuto, il consiglio comunale ha scelto di compiere un atto simbolico per distanziarsi dal passato fascista, ribadendo i valori democratici e costituzionali su cui si fonda l’Italia odierna.
La decisione, definita dal sindaco 29enne Francesco Cagnini come «un atto simbolico prima che formale», non intende cancellare la storia, ma sottolineare che Mussolini non merita alcuna onorificenza da parte di Salò. «Quella pagina della nostra storia, per quanto drammatica, resta. Semplicemente, alla luce dei valori costituzionali, ribadiamo che non c’è spazio per onorificenze a figure come Mussolini», ha dichiarato il primo cittadino.
La revoca assume un significato particolare per Salò, che tra il 1943 e il 1945 ospitò la sede della RSI e diversi ministeri, diventando un simbolo del regime fascista durante la Seconda Guerra Mondiale. La cittadinanza onoraria era stata concessa in pochi giorni nel 1923 da un commissario prefettizio, in un periodo in cui molti comuni italiani furono sciolti e governati da figure nominate dal regime.
Nonostante le proteste di una dozzina di attivisti di estrema destra in piazza, la votazione è avvenuta senza incidenti, grazie alla presenza delle forze dell’ordine. I rappresentanti della minoranza hanno criticato la decisione, definendola «strumentale» e «ideologica», ma il segretario comunale ha respinto le obiezioni legali, confermando la validità della revoca.
La scelta di Salò si inserisce in un contesto più ampio di ripensamento critico del passato fascista da parte di molti comuni italiani. Un gesto che, pur non cancellando la storia, segna una netta presa di distanza da un’eredità scomoda, ribadendo l’importanza dei valori democratici nel presente e nel futuro.
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