
Sanremo è sempre stata, di gran lunga, la vetrina più importante per un artista italiano. Ancora una volta, il festival inghiotte tutte le notizie esterne ad esso, perché il mondo dell’informazione si concentra sui giorni dell’evento in tutte le sue sfaccettature.
Ecco, forse sperare che del festival si parli esclusivamente della musica è utopico: troppe celebrità sono concentrate in quel teatro, e gli scandali, le notizie di gossip e le polemiche non possono non rubare la scena al resto del mondo. Il problema è che l’edizione del 2025 è partita con il piede sbagliato.
Tutto comincia quando Carlo Conti, tornato alla conduzione del festival, ha annunciato i cantanti in gara. Ci si sofferma su due in particolare: Fedez e Tony Effe, poiché reduci dal dissing nel mese di settembre, conclusosi con una canzone del rapper milanese, “Allucinazione collettiva”. Ancora, le proteste contro la presenza di certi rapper (Tony Effe il primo accusato) per testi ritenuti misogini nelle loro carriere.
Sarebbe stata una buona occasione per trattare il tema dei contenuti della musica, ma è diventato solo un attacco al genere rap. Seguendo la logica dietro le accuse che si fanno, infatti, si sarebbe dovuti tornare indietro a quando i Modà (il cui frontman si è esposto in un attacco al trapper romano) cantavano: “devi dirmi «scusami e feriscimi» / e implorarmi di non ucciderti” (“Meschina”, 2008). Invece, i media tradizionali si sono soffermati solo sugli artisti di punta presenti tra i partecipanti e non a fare un’analisi corretta e imparziale.
Emis Killa decide di fare forse la cosa più saggia di tutte: ritirarsi da Sanremo. Il rapper, infatti, dopo aver appreso dai giornali di essere indagato per associazione a delinquere nell’ambito dell’inchiesta “Doppia Curva”, ha fatto un passo indietro. Sui social, il 29 gennaio, ha scritto: “[…]sarà importante che l’indagine faccia il suo corso e la magistratura possa lavorare in serenità senza polemiche o pressioni e circhi mediatici. […] spero di poter affrontare in futuro un Festival in cui ad essere centrale sia la musica, poter portare la mia canzone, parlare solo di quella e divertirmi, come avrebbe dovuto essere quest’anno e come è giusto che sia per tutti gli artisti”. La scelta è più che condivisibile e, se non altro, sottrae all’evento l’ennesima notizia extra-musicale di cui non avevamo bisogno.
Infine, la bomba lanciata da Fabrizio Corona tiene banco da qualche giorno e le sue nuove anticipazioni continueranno a essere al centro del dibattito. Il video pubblicato sul profilo Youtube di Corona è un caso mediatico da studiare non tanto per il contenuto, di cui certo non dovrebbe interessarci al punto da cancellare qualsiasi altra notizia (ma il gossip è più radicato nella mente umana di quanto pensiamo, qui un sunto delle teorie più accreditate), ma per l’aspetto comunicativo (che spazia dalle doti di condurre la narrazione al semplice allestimento del set) e per lo studio dell’influenza che il mondo social ha sulla società.
Ci si è soffermati troppo invece sulla vita della coppia più famosa del paese. I giornalisti che hanno avuto la possibilità di ascoltare in anticipo le canzoni si sono concentrati sul cercare i possibili riferimenti alla relazione e hanno trovato l’oro con il pezzo della serata cover: Fedez, infatti, porterà “Bella stronza” assieme a Marco Masini.
I fatti extra-musicali non citati sarebbero numerosi e, col passare dei giorni, aumenteranno inesorabilmente. Ma a cosa avremmo potuto rivolgere le nostre attenzioni invece?
Tornando indietro all’annuncio degli artisti, Carlo Conti aveva anche annunciato come non si sarebbe parlato, nelle canzoni in gara, del “macro mondo”, ossia di temi ampi come la guerra e l’immigrazione, ma di “un micro mondo fatto di famiglie e rapporti personali, molto intimo e umano”. Ecco, un dibattito spento troppo presto: si può parlare di attualità nelle canzoni? La musica può essere un mezzo di denuncia? Quello che si percepisce è che si stia cercando di evitare le polemiche legate, per esempio, a Ghali, che nel 2024 aveva detto sul palco “stop al genocidio”, riferendosi alla guerra in Palestina.
Un altro importante argomento è stato ben presto soffocato: la polemica legata agli autori dei testi musicali (ne abbiamo parlato qui). Una piccola cerchia ha firmato tutti i brani in gara, appiattendo così l’offerta musicale e impedendo ad altri scrittori di emergere. Una dinamica simile a quella del mondo del doppiaggio, in cui molti doppiatori vengono tagliati fuori per selezionare le solite voci (a cui si aggiungono i cosiddetti talent, ossia quelle figure provenienti da altri mondi e che hanno più una funzione di promozione).
Sanremo non sarà mai solo musica ma, in questa edizione, le polemiche si sono anticipate con tempi record. Nel frattempo, l’Italia attende impaziente gli aggiornamenti di Fabrizio Corona, perché in fondo questa è la priorità del paese, e il resto del mondo può agire indisturbato, almeno per il nostro paese.
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