
Passione: due corpi, un solo fuoco. Questo è il titolo della mostra fotografica di Angelo Orefice, esposta all’interno della biblioteca Guido Dorso a Secondigliano. Una mostra realizzata in occasione del Maggio dei Monumenti, famosa rassegna culturale promossa dal comune di Napoli, il cui tema di quest’anno è il fuoco. L’incipit della mostra parla appieno di questo tema poiché, secondo Orefice, «la passione è un qualcosa che nasce al centro del petto e, successivamente, si irradia per il resto del corpo». Questa passione è raccontata attraverso l’interpretazione di due attrici, Roberta Astuti e Gabriella Vitiello. A loro è stato chiesto appunto di interpretare un copione, non di posare, poiché dovevano essere il loro corpo, le loro espressioni e i loro gesti a parlare.

L’idea è stata quella di far sentire, a chi guarda questi scatti, la potenza della passione, che può sia distruggere, bruciare, sia dare energia, vita, come afferma Orefice. Difatti i ritratti sono sempre posizionati in coppia, così da mostrare appieno la contrapposizione di questa emozione. Roberta possiede sempre una gestualità più delicata, leggera e sembra quasi eterea; Gabriella, invece, interpreta la passione in maniera più incisiva e la sua gestualità è volutamente più intensa, cruda, più d’impatto. L’utilizzo della tecnica del chiaro-scuro e la profondità dello sfondo nero rendono più incisivi gli accenti del viso, degli occhi, delle mani, del movimento dei capelli. Sono i piccoli dettagli, come i nei presenti sulla schiena delle attrici o il trucco sbavato sul loro viso nelle contrapposizioni di foto, che fanno trasparire le numerose emozioni che provocano. È evidente anche la centralità del soggetto, posizionato raramente di lato, su uno dei quattro punti focali, ma principalmente al centro, creando così un’armonia aurea. Così sembra quasi che quest’ultimo voglia uscire dallo scatto e dirti qualcosa. Gli scatti non possiedono titoli, ma sono accompagnati da dei testi della scrittrice Antonia Storace, taglienti al punto tale da aprirti ancora di più la ferita provocata dalla mostra. L’idea di non mettere titoli parte da Orefice, perché il suo intento è quello di far fermare a riflettere chi guarda, di invitarlo, di farlo entrare all’interno dello scatto. La mostra si basa principalmente sulla passione, ma il compito della fotografia è quello di farti tirar fuori quello che hai dentro, di provocarti sensazioni. Orefice, quindi, ha centrato appieno il suo compito, perché traspaiono molte altre emozioni individuali, differenti da persona a persona, in base alle proprie esperienze personali, ai propri vissuti e al proprio modo di vivere la passione. Questa mostra fotografica si può definire un pugno nello stomaco, un vero e proprio viaggio sensoriale; è un’esperienza umile e intima, ma al tempo stesso potente. Se il tuo intento è quello di uscire con il cuore e la mente scossi, questa è la mostra che fa per te.
Angelo Orefice è fotografo certificato Nikon Professional Service e fa parte dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti. È noto per le sue collaborazioni con artisti famosi come il cantautore Joe Barbieri, Gigi d’Alessio, Tosca e molti altri. Esprime il suo talento in vari settori, in particolare agli eventi musicali e culturali. Le donne sono il soggetto principale delle fotografie di Angelo Orefice e ne racconta l’essenza nel libro Parthenope, Plurale. Questo, composto dai testi della scrittrice Deborah Divertito e gli scatti di Angelo Orefice, racconta le storie di nove donne. Racconta di dolore, precarietà, difficoltà, ma anche di forza, di amore e di giustizia. Sono “storie comuni di donne straordinarie”, poiché nei testi e negli scatti traspare la fragilità umana che è, paradossalmente, sinonimo di forza. «Queste sono le donne che vi ho voluto mostrare e raccontare, con dei nodi ancora da sciogliere, ma con il fuoco del Vesuvio dentro e l’infinito del mare davanti»: questo è l’incipit del libro. La prefazione è stata scritta da Anna Pavignano, sceneggiatrice e autrice, famosa anche per aver scritto le sceneggiature dei film di Massimo Troisi.
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