
È un autunno caldo quello infuocato dai moti di protesta nelle piazze italiane. Ieri a Roma più 10mila persone hanno marciato per le strade del centro contro guerra e crisi, in critica con le politiche del nuovo governo Meloni.
La manifestazione – partita da Piazza della Repubblica – è stata promossa dai sindacati USB e Si Cobas in seguito allo sciopero generale del 2 Dicembre che ha visto fermarsi molti dei settori produttivi del paese. Non solo sindacati dei lavoratori, ma anche movimenti di disoccupati, collettivi studenteschi, coordinamenti politici da tutta Italia. C’erano perfino i vigili del fuoco aderenti ai sindacati conflittuali che hanno mostrato uno striscione ironico: «Saremmo pure gli angeli del soccorso ma le bollette le paghiamo con i soldi e non con le ali».
«Il nostro Paese è in guerra attraverso il continuo invio di armi all’Ucraina, in un contesto di crisi economica si continuano a scaricare i costi sociali sui lavoratori e sulla classe proletaria. Mentre aumenta la spesa militare, i salari sono da fame» ha spiegato Eduardo Sorge, del SI Cobas. «Meloni è come Draghi dal punto di vista economico, per l’adesione alle politiche, europee, per l’iper-atlantismo e l’adesione cieca alla Nato» ha continuato a ribadire Paolo Leonardi, dell’Unione Sindacale di Base.
Al centro delle critiche la manovra economica che – tra le altre cose – vede un aumento delle spese militari da 25,7 a 26,5 miliardi di euro per un incremento di 800 milioni rispetto al 2021 (Dati Osservatorio Mil€x) e d’altra parte la rimozione del reddito di cittadinanza di cui ad oggi usufruiscono 2,49 milioni di persone (INPS 2022). Una mossa che, con un tasso di povertà ancora troppo alto che vede 5,6 milioni di individui in stato di povertà assoluta (ISTAT 2022), rischia di lasciare senza sostegni una fetta della popolazione per cui si prospetta un inverno difficile.
Articolo e foto di Ciro Giso
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