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Abbiamo smesso di contare le morti in mare?

Tonia Scarano
Tonia ScaranoRedazione Informare
4 aprile 20263 min di lettura

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Abbiamo smesso di contare le morti in mare?

Indice (3)

  • 1Due naufragi nel giro di poche ore
  • 2Contare le morti
  • 3I dati oltre l’omertà

Al largo di Lampedusa è stata soccorsa un’imbarcazione di circa settanta persone. Tra queste ci sono stati diciannove cadaveri. Poche ore dopo un altro naufragio è avvenuto nel Mar Egeo.

Due naufragi nel giro di poche ore

Negli ultimi giorni, sul molo Favarolo di Lampedusa, sono state riportate dal mare 19 salme e 58 superstiti. Si tratta di persone che navigavano su un barcone recuperato dalla Guardia Costiera nella notte tra il 31 marzo e il primo aprile a 85 miglia nautiche a sud dell’isola. Diciannove persone morte, probabilmente per il freddo, che non hanno ricevuto un soccorso immediato. La tragedia si è verificata nonostante una segnalazione nelle ore precedenti da parte di un aereo italiano alle autorità di riferimento delle zone SAR circostanti.

Nella stessa notte si contano altre vittime. Un gommone diretto verso la Grecia ha tentato la fuga da un’intercettazione della Guardia Costiera, aumentando di velocità e causando lo sbandamento dell’imbarcazione. Questa, già instabile e sovraccarica, riversa tutte le persone in mare. Nonostante i tentativi di soccorso, si contano almeno altri 19 morti.

Contare le morti

Se è vero che abbiamo smesso di contare le vittime della tratta migratoria nel Mar Mediterraneo, a Lampedusa queste si riversano sulle rive e devono essere contate. È un altro tipo di conto, è quello disumano che ci ritroviamo a pagare, illusi di una distanza dalla questione. Una distanza che, di fatto, non esiste, in quanto insieme alle vittime del Mediterraneo dovremmo essere tutti e tutte tutelate dal diritto internazionale.

Quest’ultimo è invece ben distante da soluzioni quali una chiusura più stretta alle frontiere, i centri di permanenza per il rimpatrio, le politiche più ferrate sulla remigrazione. Lo stesso diritto internazionale e i diritti fondamentali di ogni persona -quello alla vita, alla libertà di movimento, il diritto di asilo- sono gli stessi che permettono al resto del mondo una vita fuori dalla tratta migratoria mediterranea, dai sistemi di tortura delle carceri libiche, da ogni situazione socialmente sfavorevole a una vita potenzialmente più sicura.

I dati oltre l’omertà

Come riportano le statistiche del Missing Migrants Project, dall’inizio del 2026 sono circa 900 le persone migranti vittime del tentativo si spostarsi attraverso il Mar Mediterraneo. Sono, invece, 3457 le persone migranti disperse dal 2014. Recentemente l’equipaggio di Mediterranea Saving Humans aveva espresso la propria preoccupazione in vista delle previsioni metereologiche che avrebbero investito il Mediterraneo. Iasonas Apostolopoulos, Coordinatore SAR di Mediterranea Saving Humans, ci racconta della situazione delle navi umanitarie di soccorso in mare, in quanto «organizzazioni che non solo non ricevono alcun sostegno statale, ma sono anche prese di mira. I loro membri vengono arrestati e diffamati come trafficanti e criminali, proprio perché resistono alla necropolitica statale dell’annegamento. Nonostante la significativa assoluzione dei 24 soccorritori a Lesbo nel caso di Sara Mardini, lo Stato greco ha proceduto all’arresto dell’attivista norvegese Tommy Olsen, che ha documentato e denunciato migliaia di respingimenti da parte della guardia costiera greca».

E, sul caso italiano, prosegue: «Allo stesso tempo, in Italia, Meloni parla di un blocco navale e continua a disporre sequestri amministrativi delle navi di soccorso. Mentre l’Unione Europea approva politiche che portano persino alla detenzione di minori rifugiati in centri extraterritoriali. Qualunque cosa facciano, continueremo a essere in mare per soccorrere coloro che gli Stati condannano. Continueremo a opporci alle loro politiche e a denunciare i loro crimini».

Tags
  • #Lampedusa
  • #Mediterranea Saving Humans
  • #migranti
  • #naufragio
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