
Abolito il reato di abuso d’ufficio, esultano il centrodestra ed il centro “garantista” di Renzi e Calenda. Finalmente i sindaci non saranno più soggetti alla paura della firma, finalmente i pubblici amministratori saranno liberi di strumentalizzare il potere pubblico arrecando vantaggi patrimoniali a sé o congiunti. Si chiama buon senso, si chiama libertà, si chiama garantismo.
La riforma dedicata a Silvio Berlusconi – una garanzia – impone anche una conseguente limitazione della procura europea, organo indipendente incaricato di perseguire abusi nella spesa di fondi europei. L’abolizione dell’abuso d’ufficio esautora di fatto la procura nel merito degli abusi precedentemente regolamentati dal reato. La norma ha anche efficacia retroattiva, di conseguenza tutti i procedimenti in atto presso l’organo comunitario vengono archiviati.
È interessante la tempistica. Vengono limitati i controlli e i limiti nell’applicazione dei fondi europei proprio in coincidenza con il periodo di maggiore affluenza di questi ultimi. C’è in ballo il PNRR, sbavano ingolosite le organizzazioni mafiose, seguite dagli integerrimi pubblici ufficiali, sempre onesti e che non saranno più perseguitati dallo stato diffidente. Evviva la fiducia, evviva la libertà.
Tornando alla norma in sé, il neo-abrogato art. 323 del codice penale puniva una pluralità di condotte del “pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio o per arrecare ad altri un danno ingiusto, abusa del suo ufficio”.
Secondo i favorevoli all’abolizione – non solo il centrodestra e il terzo polo, ma anche alcuni sindaci e amministratori locali del PD in contrasto con linea espressa dalla segreteria di partito – la riforma è stata necessaria per via dei numerosissimi processi, di cui la maggior parte terminava con esito di assoluzione.
L’argomentazione denuncia un clima di sfiducia in cui gli amministratori si trovavano ad operare, con il rischio di essere ingiustamente indagati limitando l’efficienza nell’amministrazione del territorio per la paura di firmare gli atti. Piuttosto di riformare per l’ennesima volta l’abuso d’ufficio si è però optato per la completa abolizione del reato, creando un vuoto normativo e spianando la strada a quelle ingiuste condotte che hanno l’unico esito di danneggiare i cittadini.
La ratio è la seguente: se sono sindaco di un comune di medie dimensioni, e mio cognato possiede un’azienda edile con degli operai bravissimi con l’asfalto, perché non dovrei avere la libertà di privilegiarlo assegnandogli un appalto per il rifacimento del manto stradale? Il conflitto d’interesse è un’invenzione, finalmente i poveri amministratori non saranno più perseguitati in un clima di caccia alle streghe. Evviva la fiducia, evviva la libertà.
È questo il garantismo italiano, quel meraviglioso principio espresso dall’art. 27 della costituzione, strumentalizzato e vituperato durante gli anni dell’apice politico di Berlusconi&co, la cui eredità viene oggi raccolta da un’ampia fetta dell’emiciclo parlamentare. Abolendo l’abuso d’ufficio in un contesto normativo in cui mancano leggi su lobby e conflitti d’interesse, si è di fatto spianata la strada a mafie e disonestà servendo su un piatto d’argento l’abbondante e succulento PNRR, ora toccherà ai commensali gustare la scorpacciata.
Evviva la fiducia? Evviva la libertà? La retorica è questa. Nel dubbio, evviva l’impunità.
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