
Sconti su qualsiasi tipologia di prodotti per un tempo limitato, è quello che il Black Friday fa. Eppure, c’è qualcosa che non quadra in questo meccanismo.
In origine doveva semplicemente simboleggiare il quarto venerdì di novembre, quello che segue il Ringraziamento americano. Si è tramutato in un avvenimento dedito allo shopping estendendosi non più ad un singolo giorno ma ad un intero week-end. Poi con il Cyber Monday e la Cyber Week è arrivato ad inglobare una settimana o poco più di sconti.
Tutti vogliamo risparmiare ed ottenere qualcosa ad un prezzo ribassato. Fare affari durante il Black Friday appare ancor più coinvolgente soprattutto per il bombardamento che ne deriva. Mail, newsletter, pop-up, insegne pubblicitarie e persino sms vengono inviati per restare aggiornati sui probabili acquisti dell’anno.
Sarà per il tempismo strategico, posizionato poco prima delle feste natalizie, il Black Friday raggiunge record d’acquisti. Tra i maggior momenti di vendita online di un intero anno, induce milioni di utenti a comprare anche ciò di cui non hanno bisogno solo perché vantaggioso. Ma attenzione, il vantaggio non è per tutti, almeno non sempre.
A giovarne maggiormente sarà indubbiamente Amazon, non si può dire lo stesso per i suoi dipendenti, specialmente chi opera nell’ambito delle consegne. Con uno sciopero annunciato e poi revocato, le prospettive sono quelle di una sofferta crisi logistica che si dilungherà fino alla fine delle feste natalizie.
Con margini di profitto bassi il venerdì nero fa spietata competenza al retail e maggiormente alle singole attività. Nel campo della distribuzione e i rivenditori mantengono un occhio di riguardo per i prodotti da esporre in ribasso. Alcuni brand rifiutano, invece, di partecipare all’iniziativa perché non vogliono far parte di un sistema di svendite eccessive.
C’è da chiedersi se lo sconto sia un vero sconto. Oppure si tratta di finti saldi, un’offerta mascherata da tale al fine di indurre compratori dall’acquisto facile a cedere alla tentazione. Probabilmente quegli stessi prodotti in sconto risultano maggiormente convenienti in altri momenti dell’anno ma l’utente non può saperne.
Ecco una serie di domande utili all’essenzialità dell’acquisto in confronto al vantaggioso ma inutile investimento di soldi. Come: ho davvero bisogno di questo prodotto? Posso trovarlo di seconda mano? Perché risulta così economico? Che impatto ambientale possiede? Chi lo ha prodotto viene equamente retribuito?
Certo, non bisogna sfociare nell’anticonsumismo estremo ma esser logici e lucidi il giusto per evitare compere superflue non guasta. Il frutto di acquisti eccessivi e fuori controllo sfugge alla razionalità per raggiungere e depositarsi in una discarica che dilania l’ambiente. Vogliamo davvero tutto questo?
di Chiara Del Prete
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