
Il futuro della moda potrà essere inclusivo? Mentre noi ci poniamo interrogativi c’è chi invece sta già agendo. Robert Houber già da anni porta avanti la sua agenzia di modeling; consapevole, però, del mondo che cambia si pone sempre nuove sfide, con un attenzione e una sensibilità che gli permettono la realizzazione di progetti di preziosa importanza. Come è successo grazie all’incontro con Paola.
«L’idea è nata dal coraggio di Paola Chiuccarelli, che soffre di displasia spastica. Punta di diamante di un nuovo progetto che lega l’agenzia di modeling. Paola ci disse in maniera molto schietta: “Vorrei fare la modella, ma mica è un problema se sono sulla sedia a rotelle?”. Questa cosa scritta con tanta innocenza, ma anche con tanto coraggio, mi colpì. E io risposi che con me tutto è possibile».
Da lì, sono nate un po’ di iniziative particolari. Come Gianfranco Vitale, fashion editor di Silvian Heach, che per un editoriale dedicato all’otto Marzo, scelse proprio Paola. «Il fulcro dell’editoriale erano le donne forti. Chi se non Paola poteva rappresentarle al meglio».
«Ad un evento che io diresti all’università Vanvitelli invitai il titolare di Mia Sposa, Marcello Damiano. Mi disse che avrebbe voluto Paola alla sua fiera. Così lei fece la sua prima uscita in passerella, fu un’emozione unica». Paola è il simbolo che ha dato il via ad un idea che però intrinsecamente era già presente nel cuore e della testa di Robert: «L’idea nasce già da una percezione mia. Sono cresciuto con due nonni disabili, quindi questa è una cosa che mi appartiene in prima linea, fa parte della mia vita personale. Ai miei occhi loro per me erano dei giganti che potevano fare tutto, seppur nei loro limiti».
«Finora mi sono mosso da solo perché sono un coraggioso, a differenza degli altri seguo solo quello che mi dice il cuore, ovviamente con un po’ di riflessione. L’idea è quella di creare un’agenzia, dove ci sia un minimo di formazione in base alle loro diverse abilità. Quello che agli occhi di tutti sono problematiche, sono a mio avviso delle particolarità e devono diventare dei punti di riferimento per chi si rivedere in loro. Sono dei simboli di coraggio e di bellezza.
Ma questi ragazzi hanno bisogno di essere seguiti: io mi occupo della parte creativa, della parte formativa, di ciò che mi compete. Ma non sono né un medico, né altro. Ecco perché credo ci sia bisogno dell’aiuto anche delle istituzioni. Ma il mercato non è ancora così sensibile da questo punto di vista. Non è facile e non sarà veloce».
«Grazie a Robert oggi posso sfidare me stessa e sperare un giorno di cambiare le cose. In questa società c’è molto lavoro da fare», afferma Paola. «Io cerco di essere la prova che tutto è possibile. Spero che qualsiasi altra ragazza riesca a trovare il coraggio di fare e di non arrendersi mai. Purtroppo i social, così come i giornali, tutto è bombardato dalla “perfezione”. Quando poi ti vedi allo specchio sai bene che la perfezione non c’è. Tu sei il tuo corpo e sei la tua mente, e va bene così. Per me la carrozzina è come se fossero le mie gambe. Questo non mi fa sentire in difetto, magari in passato sì, però crescendo ho poi capito che ognuno è bello così com’è».
«Per esempio, durante la Fashion Week a Milano, non ho visto modelle in carrozzina, né tanto meno modelle curvy. Non ho visto niente di tutto questo, e a me ha fatto un po’ dispiacere. Perché vedo e sento tanto che si parla di body positive, quando poi in realtà il parlare non viene seguito da una realizzazione. E questa cosa mi rattrista, spero che possa cambiare qualcosa prima o poi. Chiedo soltanto che si abbia il coraggio di aggiungere qualcosa in più: che non vuol dire sfigurare oppure togliere qualcosa, vuol dire dare un valore aggiunto».
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