
«L’importanza della manifestazione è duplice. Da un lato c’è un’attenzione alle Piccole e Medie Imprese del nostro territorio, che all’interno di MIT possono incontrare buyer internazionali interessati ai loro prodotti. Dall’altro c’è un momento di strategia e confronto sugli scenari futuri del territorio; un dialogo arricchito dalla presenza delle Università e dei Centri di Formazione. La filiera così è unita e completa nelle sue varie componenti». Con queste parole Tommaso D’Alterio, Vice Presidente della Sezione Moda dell’Unione Industriali di Napoli, ha aperto la terza edizione del ”Meet Italian Brands 2025″, evento internazionale dedicato alla moda campana in programma fino al 26 marzo alla Mostra d’Oltremare di Napoli.
L’evento, organizzato con il supporto di ITA-ICE e Regione Campania, ha visto l’annuncio di un protocollo di cooperazione tra l’Università della Campania Luigi Vanvitelli e prestigiosi atenei del Nord e del Sud del Mediterraneo, focalizzato su formazione, innovazione e ricerca. L’obiettivo è creare figure professionali specializzate, dai sarti artigianali agli esperti di intelligenza artificiale, per sostenere un settore che in Campania conta 27.000 aziende, con un fatturato annuo di 20 miliardi di euro e 110.000 addetti, pari al 9% del totale nazionale e al 50% del Sud Italia.
Luigi Giamundo, Presidente della Sezione Moda dell’Unione Industriali Napoli, ha sottolineato: «Questo è un antidoto anti-crisi per il futuro, per preservare mestieri antichi e aprire nuovi mercati». Anche il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha espresso sostegno all’iniziativa, definendola «in linea con il Piano Mattei per rafforzare i legami tra i Paesi del Mediterraneo».
La Campania si conferma la seconda regione italiana per numero di imprese attive nella moda, dopo la Lombardia, e la prima del Mezzogiorno, con una filiera che spazia dal tessile-abbigliamento (45% delle imprese) alla pelletteria (30%), fino alla calzatura (20%) e all’accessoristica (5%). Un comparto trainato per il 93% da PMI, di cui il 33% microimprese e il 60% piccole aziende, spesso specializzate in produzioni di nicchia. Particolarmente rilevante è il segmento Private Label, che rappresenta il 40% del fatturato regionale, con aziende che producono per grandi marchi internazionali, garantendo standard qualitativi elevati e flessibilità produttiva. Non mancano, inoltre, realtà innovative che investono in materiali sostenibili e tecnologie digitali, come dimostra la crescita del 12% annuo nel settore della moda eco-compatibile.
Oltre 100 buyer internazionali provenienti da 35 Paesi e 5 continenti (Europa, Asia, Americhe, Africa ed Emirati Arabi) incontreranno le aziende campane selezionate, in un format che unisce incontri B2B, visite agli stabilimenti e talk su sostenibilità, innovazione e nuovi mercati. Tra i Paesi più interessati spiccano Germania, Francia, Stati Uniti e Cina, che nel 2024 hanno generato oltre 1,5 miliardi di export per il settore moda campano, con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente. L’evento, sostenuto da partner come Confindustria Moda, Unicredit e il Museo della Moda Regionale, rappresenta un’opportunità unica per proiettare il Made in Campania sul palcoscenico globale, coniugando tradizione artigianale e innovazione tecnologica. Un modello di sviluppo che punta a consolidare il ruolo della regione come hub internazionale della moda, capace di competere con i grandi distretti del Nord Italia e dell’Europa.
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