
Brigitte Bardot è stata più di un’attrice. La sua impronta nella storia è profonda, a tratti non riducibile in parole. Costituisce uno di quei rari casi in cui ciò che si può raccontare, tanto del personaggio quanto della persona, non può effettivamente restituire al lettore la grandezza di tutto ciò che c’è stato. Perché la grandezza di Brigitte Bardot nasce e si realizza in sé stessa. Se la ricordiamo (e la ricorderemo per sempre) è perché la sua impronta conferisce alla sua stessa vita un valore incommensurabile, una grandezza che non deve piegarsi ad un predecessore, qualcosa di unico, inspiegabile. Non rappresenta altro oltre che sé stessa, non è la derivazione, bensì la matrice da cui certi aspetti della vita hanno avuto origine e si sono realizzati per come li conosciamo oggi.
Con lei se ne va non solo una delle attrici più celebri del cinema francese, ma una figura che ha segnato profondamente l’immaginario, i costumi e la cultura del Novecento. Troppo sensuale per essere solo attrice, troppo istintiva per diventare manifesto, troppo libera per assumere qualsiasi forma troppo a lungo. BeBè è stata qualcosa di semplicemente straordinario.
Brigitte Bardot nasce a Parigi il 28 settembre 1934 e già dai primi anni Cinquanta muove i suoi passi nel mondo del cinema. Dopo diverse apparizioni minori, la consacrazione internazionale arriva nel 1956 con Et Dieu… créa la femme di Roger Vadim, film che, non solo lancia la sua carriera, ma rivoluziona il modo di rappresentare la femminilità sullo schermo: diventa simbolo della complementarietà di innocenza e sensualità. Innumerevoli scene girate dall’attrice sono celebri nella storia del cinema. Per citarne alcune: il mambo a Saint-Tropez (Et Dieu… créa la femme, 1956) e Il disprezzo (Le Mépris, 1963) di Jean-Luc Godard, dove Bardot diventa strumento di riflessione sul tema del desiderio e sulla mercificazione del corpo femminile. In poco più di vent’anni di carriera recita in oltre cinquanta film, ma nel 1974, a soli quarant’anni, decide di ritirarsi definitivamente dalle scene.
Bardot, oltre che un fenomeno cinematografico, è diventata un simbolo della nuova femminilità degli anni Cinquanta e Sessanta. La sua immagine ha dato origine al fenomeno della bardolâtrie, ovvero un culto mediatico e culturale della Diva dello spettacolo che, pur essendo oggetto del desiderio maschile, riusciva al contempo a suggerire una nuova autonomia femminile. Il suo impatto sulla moda e sul costume è davvero profondo: i pantaloni Capri, le marinière, i bikini e le gonne a quadretti vichy diventano simboli di una donna che decide come vestirsi e come muoversi nel mondo. Simone de Beauvoir, analizzando il suo ruolo nella cultura del tempo, ne coglie l’ambiguità: è insieme oggetto del desiderio maschile e simbolo di emancipazione femminile. Il mito di Bardot, così, diventa fondativo della cultura mediatica europea. Il suo volto, il suo corpo e il suo stile incarnano una nuova idea di donna, di star e di celebrità, anticipando i linguaggi visivi, culturali e simbolici che caratterizzeranno il costume delle decadi successive.
La vita di Brigitte Bardot è stata un susseguirsi di relazioni intense e spesso pubbliche. Tra gli amori celebri figurano Roger Vadim, regista e primo marito, Jean-Louis Trintignant, Serge Gainsbourg e Gunter Sachs. Ma, celata dall’immagine scintillante, la vita privata di Bardot è stata segnata da sofferenze profonde, come il difficile rapporto con la maternità. Il figlio Nicolas-Jacques Charrier, infatti, è cresciuto lontano dai riflettori e il loro rapporto è stato molto complesso. Gli anni della fama sono caratterizzati da crisi depressive e persino tentativi di suicidio. Bardot, pur amata dal pubblico, si sente intrappolata nello sguardo altrui e nell’oggettificazione che il cinema e lo spettacolo le impongono. È questa tensione a spingerla a una scelta radicale: abbandonare la vita da celebrità nel 1974, a soli quarant’anni, sottraendosi allo sguardo pubblico e cercando di recuperare almeno un margine di controllo e autonomia sulla propria vita.
Pertanto, la riservatezza circa gli ultimi anni di vita e la morte di Brigitte Bardot è coerente rispetto alla scelta di ritirarsi a vita privata. Quella donna così desiderata, fotografata, imitata e consumata, forse, è stata una delle prime a intuire che sottrarsi allo sguardo vorace del pubblico fosse un vero gesto rivoluzionario. Mentre il mondo continuava a reclamare la figura della modella ricca e iconica, lei si è spogliata di tutto ciò che si nutriva di spettacolo e che viceversa nutriva quest’ultimo.
Il ritiro dalle scene segna l’inizio di un secondo capitolo della sua vita, dedicato interamente agli animali e alla loro tutela. Negli anni Ottanta fonda la Fondation Brigitte Bardot, un’organizzazione oggi tra le più conosciute in Europa per la difesa dei diritti degli animali. Brigitte Bardot dona persino la proprietà dei suoi beni alla Fondazione, per assicurarne il sostegno a lungo termine. La sua vita diventa semplice, lontana dalla tecnologia. Sicuramente meno glamour (ammesso che questo termine conservi una sola, canonica interpretazione ) ma indubbiamente più umana della sua vita precedente.
Si è spenta una donna di cui il mondo non ha mai visto una replica, che ha messo in crisi la morale e ha scardinato i dettami del linguaggio del desiderio. L’annuncio della scomparsa è arrivato dalla sua Fondazione, senza dettagli sulle circostanze. L’attrice era stata ricoverata tra ottobre e novembre a Tolone dopo un intervento chirurgico. Negli ultimi anni viveva tra La Madrague e La Garrigue, le sue due celebri residenze, senza cellulare né computer e in compagnia degli amatissimi animali. Solo poche settimane fa, il 1° dicembre, aveva rassicurato i fan con un semplice messaggio: «Sto guarendo». Alla notizia della sua scomparsa, il mondo ha pianto e ricordato Brigitte Bardot con un fiume di omaggi. Il Presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato: «Incarnava una vita di libertà», mentre i fan si radunano davanti alla sua villa La Madrague, a Saint-Tropez, con la consapevolezza che questo mondo non potrà mai restituirci una donna come lei, l’immortale Brigitte Bardot.
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