
L’8 novembre, improvvisamente, è morto il direttore d’orchestra Vessicchio, volto storico del Festival di Sanremo e amatissimo da tutti i fan del programma, per una polmonite interstiziale precipitata rapidamente. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.
“Peppe” Vessicchio (rigorosamente con la P) nacque a Napoli nel 1956 e sin da subito poté vantare collaborazioni importantissime: Edoardo Bennato, Peppino di Capri, Gino Paoli (per cui scrisse le musiche di successi come “Ti lascio una canzone”). Prima di dedicarsi alla musica a tempo pieno, era iscritto alla facoltà di Architettura e non tutti sanno che ebbe anche una parentesi nel gruppo comico “I Trettrè”, in cui si occupava del lato musicale. Le strade del direttore e del gruppo si separeranno, salvo poi rincrociarsi per qualche collaborazione.
Numerose furono le sue apparizioni televisive come Va’ pensiero, Club 92, Buona Domenica, Viva Napoli, Note di Natale. Quelle che probabilmente lo hanno reso amatissimo tra i giovani sono Amici di Maria De Filippi, in cui fu insegnante, e Sanremo, di cui vantava oltre 30 partecipazioni. La sua esperienza l’ha portato a collaborare con moltissimi altri artisti come Ornella Vanoni, Andrea Bocelli, Ron, Lorella Cuccarini e Biagio Antonacci.
Inoltre, fu scelto per dirigere l’orchestra Vivaldi al concerto di Zucchero al Cremlino nel dicembre 1990 per la canzone “Imagine”, con la quale si omaggiò John Lennon. Da quell’evento nacque poi l’album live “Live at the Kremlin” e fu un evento importantissimo: Zucchero era il primo artista occidentale, infatti, a esibirsi a Mosca dopo la caduta del muro di Berlino; inoltre, rappresentò un segno di riavvicinamento tra Occidente e Oriente poco prima della fine dell’URSS. Diresse anche l’orchestra del progetto Rockin’1000, ossia il gruppo rock più grande del mondo, allo stadio Artemio Franchi di Firenze.
Il Festival di Sanremo è stato casa sua. Oltre 30 anni di partecipazioni in cui ha assistito all’evoluzione dell’evento direttamente dall’interno. Tutto iniziò nel 1986, quando accompagnò un giovane Adelmo Fornaciari (Zucchero) dopo aver arrangiato il suo brano in gara “Canzone Triste (Canzone d’amore)”. Quell’edizione aveva però le basi registrate. Il maestro tornò a Sanremo nel 1990, quando il Festival riportò l’orchestra a suonare le canzoni in gara. Il direttore d’orchestra fu presente in 27 edizioni consecutive da allora. Edizione in cui, tra l’altro, diresse due giganti come Mia Martini e Mango.
Ricevette 4 premi per il miglior arrangiamento: nel 1994, nel 1997, nel 1998 e soprattutto nel 2000. In quell’anno, infatti, il riconoscimento era divenuto ancor più prestigioso per la presenza di Luciano Pavarotti in giuria. Firmò inoltre 4 successi al Festival: “Sentimento” degli Avion Travel (2000); “Per dire di no” di Alexia (2003); “Per tutte le volte che” di Valerio Scanu (2010); “Chiamami ancora amore” di Roberto Vecchioni (2011).
Negli anni, il maestro Vessicchio è stato protagonista di momenti iconici. Nel 1996, il gruppo “Elio e le storie tese” chiese al direttore di accelerare la canzone “La terra dei cachi” per farla rientrare in un minuto. L’obiettivo era quello di arrivare ultimi: peccato per Elio che, invece, scoprì assieme al maestro di essersi classificato secondo. Il direttore dichiarò di aver compreso lì il genio di Pippo Baudo: nella scelta di un brano folle ma vincente. Un altro momento storico fu a Sanremo 2024, in cui Vessicchio diresse, assieme a Leonardo De Amicis, i Jalisse, in un indimenticabile ritorno al Festival dopo 27 anni della coppia con “Fiumi di parole”.
Il maestro Vessicchio ha vissuto tutti i cambiamenti del Festival: dalla posizione dell’orchestra al progresso tecnologico. Lui stesso aveva ammesso che i musicisti, tramite cuffie, ricevevano segnali di un metronomo, riducendo l’importanza del direttore d’orchestra. Eppure, lui è sempre stato lì.
Vessicchio, per quanto fosse una figura legata con un doppio filo al Festival, non l’ha mai risparmiato dalle critiche. Non quelle di chi vuole ferirti, ma piuttosto quelle di chi vorrebbe solo il meglio, senza mai un filo di cattiveria. Parlò di come Sanremo non fosse più il Festival della canzone, bensì il Festival del prodotto. Per il maestro, gli artisti non ricercavano più il brano giusto a rimanere impresso nella memoria, ma piuttosto quello più performante nel breve periodo. Vessicchio sottolineava come adesso si presentino prima gli artisti e poi i brani, quando invece, per lui, dovrebbero essere rimessi almeno sullo stesso piano.
La musica di oggi? «gli elementi che si utilizzano sono sempre meno, le canzoni sono monotonali. Ciò che viene prodotto oggi è perlopiù modesto”, disse in un’intervista. Vessicchio era comunque tutto sommato positivo: «Se si guarda al passato, nei periodi meno felici c’è sempre stata una reazione. Accadrà anche stavolta. Prima però bisogna toccare il fondo.»
I saluti, prematuri, a quello che è stato un grandissimo direttore d’orchestra, sono giunti da chiunque. «Ci lascia Beppe Vessicchio, celebre direttore d’orchestra e volto noto della televisione italiana. Un artista di grande cultura musicale che ha dato tanto e che ci mancherà. “Dirige l’orchestra il maestro Beppe Vessicchio” non era solo una frase: era casa, era Italia. Buon viaggio». Così ha scritto su X il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, come tanti altri dalla politica, sinistra o destra non importa.
Dal mondo dello spettacolo, si nota tutto lo stupore soprattutto nelle parole di Fazio e Amadeus: il primo lo aspettava a Che Tempo Che Fa per un libro su Mozart (lui che sosteneva che l’equilibrio musicale del compositore austriaco potesse influenzare gli organismi viventi); il secondo, invece, afferma di averci parlato proprio nei giorni scorsi. Il maestro, inoltre, avrebbe dovuto iniziare un tour nel 2026 con l’artista Ron, a dimostrazione di come avesse altri progetti alle porte.
Forse era quella apertura al nuovo, forse erano la simpatia e il saper stare al gioco, forse erano semplicemente quella barba e quel baffo bianco così caratteristici, ma Vessicchio è riuscito in qualche modo a essere amato e rispettato da chiunque, anche da chi magari non l’ha vissuto a lungo e da chi di musica magari neanche si interessa al punto da conoscere determinati aspetti tecnici. Le parole che mi hanno colpito di più sono giunte dal collettivo comico “The Jackal”:
«Oggi non perdiamo solo un maestro. Oggi perdiamo un amico, un compagno di giochi, un artista incredibile. Peppe ci ha insegnato tanto con i suoi mille aneddoti, lui che più di tutti di imparare cose nuove non voleva mai smettere, con la stessa passione e rispetto di un ragazzino curioso che si lancia in nuove avventure. Ogni volta, come la prima volta. Non ci sono parole per esprimere il vuoto che lascia. Ma ci teniamo a trovarne qualcuna, in questo momento di dolore, per raccontare la gratitudine che proviamo per aver percorso un po’ di strada insieme a quest’uomo straordinario.
Maestro, è stato un onore suonare con lei.»
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