
Ieri si è spento Oliviero Toscani, il celebre fotografo delle campagne provocatorie Benetton. Aveva 82 anni e da due anni lottava contro una rara malattia, l’amiloidosi. Toscani lascia un’eredità artistica e culturale straordinaria, frutto di una carriera lunga mezzo secolo, in cui ha saputo rivoluzionare il mondo della comunicazione visiva. Con lui se ne va un innovatore che ha sempre sfidato le convenzioni.
Nato nel febbraio del 1942, Oliviero Toscani ha segnato la storia della fotografia con il suo stile inconfondibile. Figlio di Fedele Toscani, storico fotoreporter del Corriere della Sera, iniziò giovanissimo a scattare fotografie, pubblicando il suo primo lavoro proprio sul quotidiano del padre. Tuttavia, il suo nome è legato soprattutto al periodo in cui collaborò con Benetton, dal 1982 al 2000, realizzando le celebri campagne provocatorie Benetton. Attraverso immagini iconiche, Toscani affrontò temi sociali come il razzismo, la pena di morte e l’AIDS, utilizzando la fotografia come strumento di riflessione e denuncia. “Le campagne provocatorie Benetton non erano solo pubblicità”, dichiarò Toscani in un’intervista. “Erano un modo per scuotere le coscienze, per portare il pubblico a riflettere su ciò che accadeva nel mondo”.
Non era solo un fotografo, ma un pensatore e un provocatore. Fondò riviste come Colors e centri di ricerca come Fabrica, dove giovani creativi potevano sviluppare nuove forme di comunicazione. Tra i suoi soggetti più celebri figurano personalità come Federico Fellini, Fidel Castro e Muhammad Ali, immortalati sempre con uno stile unico e audace. “Se fai qualcosa di nuovo, devi avere il coraggio di rischiare”, amava ripetere. La sua idea di fotografia andava oltre l’immagine: “La fotografia è la memoria storica del mondo. Senza di essa, tutto sarebbe fake news”, disse nelle ultime interviste.
Nel 2023, Toscani rivelò di essere affetto da amiloidosi, una malattia degenerativa che lo aveva costretto a rallentare il ritmo della sua vita. Le sue campagne provocatorie resteranno nella memoria collettiva come esempio di come l’arte possa essere uno strumento di cambiamento e riflessione. Toscani non era solo un fotografo, ma un visionario che ha saputo trasformare la fotografia in un linguaggio universale, con la sua scomparsa, il mondo perde un artista che ha sempre avuto il coraggio di guardare oltre.
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