
Abbandono e randagismo sono fenomeni all’ordine del giorno in contesti come quelli dei canili. Questi sono una stretta conseguenza della superficialità dell’uomo. Io ci sono stata, in uno di quelli che in gergo definiremmo “buoni” o “sani”. Il Canile S.D di Castel Volturno è una realtà che conta circa 700 cani autorizzati in due strutture.
Appena arrivata in struttura vengo accolta dal responsabile del canile Giuseppe De Vivo: «Il nostro obiettivo è quello di cercare di trovargli una famiglia. Il cane quando entra in canile viene messo in quarantena e sottoposto alla prassi vaccinale e anti parassitaria. Successivamente si procede all’inserimento del cucciolo sui nostri siti e canali social per procedere poi con un’eventuale adozione. Alcuni di loro entrano in condizioni pietose e quindi vengono messi in isolamento e curati».
Lo staff del canile è composto dal direttore sanitario che visita il cane appena entra in struttura, l’operatore di primo soccorso e l’educatore che aiuta e insegna al cucciolo, nell’eventualità presentasse atteggiamenti aggressivi, a socializzare con gli altri. La gentilezza con la quale tutti loro si approcciano ai numerosi “ospiti” del canile mi ricorda tanto un amore familiare, mi ricorda “casa”.
Quello che emerge dalle parole di Giuseppe è l’estrema difficoltà nel trovare una casa ai cuccioli. Le adozioni ormai sono diventate sempre più rare poiché le persone preferiscono acquistare anziché adottare, una questione su cui De Vivo spinge molto: «Non abbiamo mai la sicurezza che il cane venga adottato nell’immediato, può essere preso dopo una settimana ma anche dopo dieci anni. Noi siamo una realtà che è presente sul territorio da circa vent’anni e cerchiamo di resistere a questa “precarietà” adottiva. Destra Volturno e le campagne limitrofe sono totalmente fuori controllo sotto questo punto di vista, poiché vi è una forte tasso di abbandono e di randagismo, e una difficoltà nell’individuare i cuccioli anche da parte degli animalisti».
Entriamo all’interno dello spazio dedicato ai nostri amici a quattro zampe, appena ci avviciniamo siamo accolti da un “tornado sonoro”, sguardi dolci e attenti ad ogni nostro movimento. La sensazione di impotenza si è fatta strada dentro di me, guardare tutti quei cuccioli senza una casa è avvilente. Il primo reparto è composto da boxe di 22mq con tre cani all’interno, ci sono poi quelli singoli dove si trovano quelli che loro definiscono: “morsicatori” che sono isolati poiché più aggressivi. Ricordo di aver tirato un sospiro di sollievo quando mi sono accorta della cura con cui vengono trattati: acqua fresca, ombra e irrigatori per mantenerli freschi ma si è trattata di un’apparente consolazione, mi sono resa conto di quanto quella “precarietà adottiva” di cui mi parlava prima Giuseppe fosse concreta.
Passeggiando tra i vari reparti, incontriamo il Dott. Luigi Beatrice, ASL Caserta Servizio Veterinario, che ci pone anche lui la stessa problematica: «Il nostro obiettivo è quello di incentivare al massimo le adozioni e permettere ai cani presenti all’interno del canile di vivere una nuova vita. Non dimentichiamo che il cane è un animale sociale quindi ha bisogno dell’interazione con l’individuo umano. Rimanere in strutture di questo tipo, per quanto possano essere accoglienti e attrezzate, non garantisce al cucciolo quello di cui avrebbe bisogno».
Il dottore ci spiega che il maggior numero di abbandoni si verifica perlopiù in estate e nelle zone rurali, in quelle urbanizzate questo fenomeno è quasi completamente assente. «A Castel Volturno, essendo una zona periferica, abbiamo un livello di randagismo e abbandono elevato, dovuto anche alla presenza di cani che non siamo riusciti ad accalappiare e che poi hanno fatto anche delle cucciolate».
Saluto con malinconia i miei nuovi amici a quattro zampe, silenziosamente prometto loro di aiutarli a trovare una famiglia al più presto. L’invito è quello di rivolgersi ai canili quando si ha l’intenzione di prendere un cane, ne hanno bisogno loro e, probabilmente, anche voi.
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