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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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Adozioni di cani in Campania, migliaia trovano casa ma i rifugi restano essenziali: il caso di Ponticelli e Agnano

Elisabetta Rota
Elisabetta RotaRedazione Informare
28 agosto 20267 min di lettura

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Adozioni di cani in Campania, migliaia trovano casa ma i rifugi restano essenziali: il caso di Ponticelli e Agnano

Indice (4)

  • 1Oltre cento cani e il futuro incerto dei rifugi di Ponticelli e Agnano
  • 2I rifugi non comunali nel sistema delle adozioni
  • 3E i gatti? I dati sulle adozioni praticamente non esistono
  • 4Adottare significa liberare un posto per un altro animale

Adottare un cane significa liberare un posto in un rifugio, permettere a un altro animale recuperato dalla strada di essere accolto e, soprattutto, trasformare quella che rischia di diventare una permanenza lunga anni in una nuova vita. In Campania accade migliaia di volte ogni anno, ma i numeri raccontano anche quanto il sistema continui ad avere bisogno di strutture capaci di accogliere gli animali abbandonati e accompagnarli verso una nuova famiglia. Gli ultimi dati regionali completi pubblicati dal Ministero della Salute risalgono al 2022. In quell’anno in Campania sono stati dati in adozione 4.250 cani, mentre 8.833 sono entrati nei canili sanitari e 4.897 nei canili rifugio. In totale, dunque, si contano 13.730 ingressi nelle strutture. Il confronto non può essere utilizzato per calcolare un vero e proprio “tasso di adozione”, perché gli animali adottati in un determinato anno possono essere entrati in canile anche negli anni precedenti, ma restituisce comunque le dimensioni di un fenomeno ancora importante.

Un anno prima le adozioni erano state ancora di più: 5.526 nel 2021. La Campania risultava allora tra le regioni italiane con il maggior numero assoluto di cani adottati. Il passaggio alle 4.250 adozioni del 2022 corrisponde quindi a 1.276 animali in meno, una riduzione di circa il 23%. Dietro ogni numero, però, c’è un percorso che raramente comincia e finisce all’interno di una struttura pubblica. Una parte importante del sistema di accoglienza è costituita infatti da associazioni, volontari e rifugi che recuperano gli animali, li curano, li ospitano e cercano per loro una famiglia. Ed è proprio qui che i numeri sulle adozioni incontrano una questione diventata nelle ultime settimane particolarmente delicata a Napoli.

Oltre cento cani e il futuro incerto dei rifugi di Ponticelli e Agnano

A Napoli 35 cani ospitati nel rifugio La Fenice di Ponticelli e altri 75 nel canile Buonocore di Agnano si sono ritrovati improvvisamente con un futuro incerto. Il Comune ha infatti notificato alle associazioni che gestiscono le due strutture dei preavvisi di sgombero. Chiedendo, dunque, di lasciare le aree comunali libere da persone e animali a causa di irregolarità amministrative ed edilizie. Due vicende diverse, accomunate però da una domanda inevitabile: che cosa succede agli animali quando un rifugio non può più ospitarli?

Il Comune di Napoli ha precisato di disporre della struttura comunale La Collina di Argo e di un accordo quadro con diversi canili convenzionati e accreditati sul territorio. Le proteste e le preoccupazioni sollevate dopo i provvedimenti hanno però portato l’amministrazione ad aprire un confronto con le realtà coinvolte. Con l’obiettivo dichiarato di trovare soluzioni che permettano di tutelare gli animali e, contemporaneamente, regolarizzare le strutture. Dopo il tavolo tecnico interno, è stata infatti condivisa la necessità di incontrare separatamente le associazioni che gestiscono i due centri. ADLA Onlus per La Fenice di Ponticelli e l’Associazione per la difesa e valorizzazione del Mastino Napoletano per il canile di Agnano.

Per il Buonocore bisognerà individuare puntualmente le opere non conformi ai titoli edilizi e procedere alla loro rimozione, riportando l’area entro i limiti consentiti. Per La Fenice la questione è differente e affonda le sue radici nella destinazione urbanistica del terreno. Tra le strade allo studio c’è infatti una variante al piano regolatore che permetta di modificare la destinazione d’uso del suolo da area agricola ad area per “attrezzature e servizi”. Un passaggio che consentirebbe di superare il vincolo che già nel 2008 aveva portato l’amministrazione dell’epoca a negare il permesso per la costruzione dei box destinati al ricovero dei cani. Il confronto, dunque, è aperto. E la prospettiva sembra essersi spostata dalla semplice liberazione delle aree alla ricerca di un percorso di regolarizzazione.

I rifugi non comunali nel sistema delle adozioni

La vicenda permette però di allargare lo sguardo. Perché il problema non riguarda soltanto dove sistemare temporaneamente 110 cani, ma il ruolo che realtà di questo tipo svolgono nel sistema cittadino. La Fenice opera a Ponticelli da oltre 25 anni e accoglie anche animali anziani, malati o provenienti da situazioni di maltrattamento. Il Buonocore è a sua volta una realtà storica dell’accoglienza animale napoletana. La stessa Commissione Salute e Verde del Comune aveva sottolineato già nel 2025 come per l’amministrazione sarebbe estremamente difficile farsi carico direttamente di tutti gli animali presenti nelle due strutture.

Un rifugio, del resto, non è soltanto il luogo nel quale un cane viene ospitato. È il punto intermedio tra la strada e una possibile nuova casa. Qui passano cure veterinarie, recupero comportamentale, conoscenza dell’animale e ricerca di una famiglia compatibile. Ed è per questo che parlare di adozioni senza parlare di chi rende possibili quelle adozioni rischia di raccontare soltanto metà del fenomeno. Napoli dimostra, peraltro, che aumentare la capacità di trovare una famiglia agli animali ricoverati è possibile. Negli ultimi anni il sistema pubblico cittadino ha ottenuto risultati particolarmente positivi attraverso La Collina di Argo e la collaborazione tra istituzioni e associazioni. Fino a raggiungere percentuali molto elevate di animali affidati.

La questione diventa allora quella di riuscire a far convivere due esigenze entrambe necessarie. La regolarità amministrativa delle strutture e la salvaguardia di una rete di accoglienza che il territorio continua ad utilizzare ogni giorno.

E i gatti? I dati sulle adozioni praticamente non esistono

Se per i cani è possibile almeno ricostruire quanti vengono dati in adozione ogni anno, quando si passa ai gatti emerge un’altra criticità. Manca una raccolta pubblica equivalente sulle adozioni. Il Ministero della Salute raccoglie dalle Regioni il numero di cani entrati nei canili e dati in adozione, mentre per i felini il principale indicatore pubblicato riguarda le sterilizzazioni effettuate dal Servizio sanitario nazionale. Nel 2022 in Campania sono stati sterilizzati 10.392 gatti, uno dei valori assoluti più elevati registrati in Italia.

Non sappiamo però, attraverso la stessa banca dati, quanti gatti siano stati recuperati, affidati e abbiano trovato definitivamente una famiglia. È un vuoto significativo, perché anche in questo caso gran parte del lavoro quotidiano ricade su associazioni, volontari e cittadini che si occupano delle colonie feline, delle sterilizzazioni e degli animali abbandonati.

Adottare significa liberare un posto per un altro animale

I numeri della Campania mostrano quindi due facce dello stesso fenomeno. Da una parte migliaia di cani riescono ogni anno a lasciare le strutture per entrare in famiglia. Dall’altra migliaia continuano ad arrivare nei canili e nei rifugi. Per questo l’adozione non riguarda soltanto l’animale portato a casa. Ogni posto che si libera può diventare lo spazio nel quale accogliere un altro cane recuperato dalla strada.

È anche sotto questa luce che assume un significato diverso quanto sta accadendo a Ponticelli e Agnano. Il nodo amministrativo resta e dovrà essere risolto. Insieme alle carte, alle destinazioni urbanistiche e agli eventuali abusi edilizi ci sono 110 animali che hanno bisogno di continuare a essere accuditi e due realtà che da anni partecipano alla rete cittadina di tutela animale. Il tavolo aperto dal Comune potrebbe consentire di trovare una soluzione per entrambe le strutture. Nel frattempo, però, esiste uno strumento immediato attraverso il quale anche i cittadini possono contribuire a ridurre la pressione sui rifugi: scegliere l’adozione consapevole. Perché dietro ogni cane che lascia un box non c’è soltanto una storia che ricomincia. Molto spesso ce n’è già un’altra, fuori da quel cancello, che aspetta che si liberi un posto.

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Elisabetta Rota
Redazione Informare

Elisabetta Rota

Elisabetta Rota vive a Ponticelli in provincia di Napoli e studia Comunicazione pubblica, sociale e politica alla Federico II. La sua passione per la scrittura l'ha portata a prestare anche una grande attenzione per l'ambiente. È infatti volontaria presso l'associazione Fondalicampania con la quale si attiva per prevenire il fenomeno delle microplastiche. Attualità, territorio e ambiente sono i temi che tratta per Informare Online.

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