
Sono sorte nuove problematiche all’alba dell’inizio dei lavori del famoso ponte sullo stretto di Messina. La Corte dei Conti, in data 29 ottobre 2025, ha negato il visto di legittimità alla delibera n. 41/2025 del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (CIPESS), relativa al progetto dell’infrastruttura. Salvini ha definito tale negazione come un: “atto politico che comporta un grave danno agli italiani, ma si va avanti“.
Le motivazioni di tale decisione, non ancora definitive, dovranno essere rese note dalla Corte entro 30 giorni. Successivamente, il Consiglio dei Ministri può presentare una nuova richiesta alla Corte, che giudicherebbe tale progetto a sezioni unite. La Corte, a questo punto, può decidere se registrare il progetto come valido o con la dicitura agli atti “vistati con riserva“. Ma quindi il ponte non si farà? Si, i lavori, programmati per novembre, subiranno un alt temporaneo. Il rigetto della delibera non ne impedisce automaticamente la costruzione. Il governo può decidere di procedere assumendosi la piena responsabilità di eventuali criticità. Soprattutto, si può decidere di portare avanti il progetto se questo “risponde ad un interesse pubblico superiore” tale da non poter interromperne l’attuazione. Dall’affermazione di alcuni politici dei partiti di maggioranza, si può percepire che è questa la direzione da voler seguire. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni afferma: “La mancata registrazione da parte della Corte dei conti della delibera CIPESS riguardante il Ponte sullo Stretto è l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo e del Parlamento“. Ancora, il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini, afferma: “In attesa delle motivazioni, chiarisco subito che non mi sono fermato quando dovevo difendere i confini e non mi fermerò ora. Parliamo di un progetto auspicato perfino dall’Europa, che regalerà sviluppo e migliaia di posti di lavoro da sud a nord. Siamo determinati a percorrere tutte le strade possibili per far partire i lavori. Andiamo avanti“.
Ambedue, inoltre, affermano che la decisione della Corte dei Conti, più che un giudizio tecnico, sia un grave attacco politico. Dopo che, col Governo Meloni, il progetto del ponte è stato riattivato, si è discusso molto sulla sua vera utilità per i cittadini della Sicilia e della Calabria. Le affermazioni di una “decisione politica” tendono un po’ a decadere, poiché non è la prima volta che la Corte contesta questo progetto, con ragioni anche molto tecniche e concrete. A settembre il progetto del ponte era stato inviato alla Ragioneria di Stato e poi alla Corte dei conti, che avrebbe dovuto svolgere un controllo di legittimità e già da allora la Corte aveva manifestato qualche dubbio sul progetto. In particolare, la Corte ha chiesto degli ulteriori chiarimenti riguardo la conformità ambientale e sismica e su alcuni aumenti delle spese per la realizzazione del Ponte.
Questo progetto dovrebbe essere fondamentale per lo sviluppo del Mezzogiorno e “dare migliaia posti di lavoro”. Oggettivamente è un progetto ambizioso, difatti se ne parla da anni. Il progetto, rispetto a quello del Governo Berlusconi, è stato aggiornato con ulteriori adeguamenti di tipo ambientale e sismico, nuove tecnologie ingegneristiche e con un piano di integrazione ferroviaria ad alta velocità. Nonostante ciò, si discute ancora sull’effettiva utilità per i cittadini di questo lunghissimo ponte. Il sud ne ha davvero bisogno o ci sono altre problematiche su cui il governo ci si dovrebbe soffermare? Problematiche che hanno una priorità maggiore, come la sanità, le scuole, la gestione idrica. Alcune critiche riguardano i costi altissimi rispetto ai veri benefici che, incerti, i cittadini del sud possano ricavare, togliendo fondi alle problematicità sopra citate. Il rischio è quello di creare un’opera si simbolica, ma senza valore concreto. Per non parlare dei danni ambientali che la costruzione del ponte comporterebbe. La commissione di valutazione di impatto ambientale del ministero dell’Ambiente ha si espresso un parere positivo sul progetto nel complesso, chiedendo però il rispetto di alcune condizioni per rimediare all’impatto ambientale negativo che il ponte avrebbe avuto su alcune zone. Oggettivamente, il danno ad ecosistemi marini e terresti sono inevitabili dalla fase di costruzione. Quindi ci chiediamo, è davvero necessario?
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