
Al teatro Bellini di Napoli in scena dal 25 gennaio al 4 febbraio 2024 l’opera “Agosto ad Osage County”. Agosto a Osage County è uno scritto di Tracy Letts, tradotto da Monica Capuani, messo in scena al teatro Bellini con la regia di Filippo Dini. Gli attori si dimostrano, in questa prima edizione italiana, tutti all’ altezza del ruolo. I tempi sono serrati tanto da non avvertire la durata, 150 minuti, dello spettacolo.
Sicuramente influisce anche la sceneggiatura realizzata da Gregorio Zurla, che con la sua mobilità e la sua realisticità conferisce un tono quasi cinematografico allo spettacolo. Proprio per i ritmi veloci, le continue battute tra sarcasmo ed ironia e questo tono cinematografico lo spettacolo risulta per lo spettatore molto leggero e mai superficiale. Infatti Agosto ad Osage County riesce con leggerezza ad analizzare la complessità delle dinamiche familiari che toccano, seppur con intensità diverse, tutti noi.
Tutte le famiglie sono ingranaggi, dato che sono composte da varie persone che entrano in qualche modo in relazione tra loro, ma essendo le persone complesse tutto l’ingranaggio è complesso, e più sono complesse le persone che lo costituiscono più è complesso l’ingranaggio stesso.
In scena viene raccontato il dramma di una famiglia borghese. Tutta la famiglia è insieme protagonista ed antagonista dello spettacolo, non mancano né i soldi, né una preparazione culturale, nonostante ciò la famiglia risulta disfunzionale.
Nello spettacolo vengono più volte contrapposte la figura dell’uomo e la figura della donna, sia come marito e moglie, ma anche come padre e madre. La donna è sempre complessa e continuamente in guerra con sé stessa. L’uomo, invece, è descritto come una persona più semplice, anch’egli in guerra con sé stesso, ma, a differenza della donna, riesce a trovare pace che sia grazie alla superficialità o ad un gesto estremo.
Oltre le ipotetiche differenze date dal genere tante altre sono le tematiche su cui ci porta a riflettere lo spettacolo come ad esempio: le dipendenze, l’incesto ed i ruoli familiari. Le dipendenze, in particolare dagli psicofarmaci e dall’alcol, vengono presentate come un mezzo grazie al quale riusciamo a non sentire più noi stessi. L’incesto è presente sia materialmente che simbolicamente per tutta la storia all’interno delle relazioni delle tre sorelle nelle storie con i rispettivi uomini, tutti e tre in qualche modo incestuosi.
Motivo di tutto questo probabilmente è la confusione dei ruoli familiari, mentre anagraficamente è molto chiaro stabilire chi siano i genitori e chi i figli, poi emotivamente sembra che siano continuamente le figlie ad educare ed a prendersi cura dei genitori, questo avviene sia per le tre figlie nei confronti di Violet e Beverly, ma anche per Jean nei confronti in primis dei suoi genitori Bill e Barbara e poi anche per gli altri parenti.
Nonostante non lo si voglia riconoscere è chiaro che la famiglia esercita su ognuno dei suoi membri un potere. Il potere della famiglia consiste nel sentirsi legati comunque ai membri della propria famiglia, malgrado tutte le disfunzionalità. Insomma anche quando non ci si conosce più è sempre difficile non dirsi collegati agli altri membri della famiglia.
Questo avviene perché anche crescendo si resta legati a tutte quelle emozioni che abbiamo provato per la prima volta in famiglia, il che non sembra di per sé dannoso, ma può diventarlo quando queste emozioni sono state soprattutto negative. Ad esempio nello spettacolo la madre cerca di instaurare un continuo senso di colpa ed inadeguatezza nelle figlie, le quali a loro volta provano tutte, chi prima chi dopo, a salvarsi scappando e allontanandosi materialmente da questa madre.
Sperano, tutte e tre, di superare gli errori dei loro genitori, di essere delle adulte migliori, ma ci riusciranno? Oppure in qualche modo, senza che nemmeno se ne rendessero conto, gli errori dei loro genitori le hanno pervaso così tanto da non potersene più liberare?
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