
La sostenibilità è diventato il tema centrale della società odierna. Provare ad avere un impatto sempre minore sulla natura, considerando il numero sempre maggiore di abitanti del nostro pianeta, è diventata una missione essenziale per ogni nazione. Tutto ciò però non può che partire dal singolo e dalle piccole realtà, dove nascono nuove forme di coltivazione e dello stare a tavola. In Campania l’agricoltura sostenibile è un tema importantissimo. Sia per la sua nota produzione di prodotti DOP e DOC, altamente ricercati e considerati come vere e proprie primizie, sia perché la tradizione della regione risiede per l’appunto anche nella terra.
Per garantire la sostenibilità dell’agricoltura, in Campania si sono attivate svariate iniziative, basti pensare al ritorno della stagionalità nelle colture. Questo metodo predilige prodotti la cui coltivazione e raccolta avviene durante il loro ciclo naturale. Uno dei portavoce, che ha fatto di questo e della territorialità uno dei tasselli della sua autenticità e successo, è Franco Pepe, proprietario della pizzeria “Pepe in Grani”. Franco ha da qualche anno integrato la sua struttura di un orto privato, dove coltiva per lo più prodotti locali come pomodori, erbe ed altre verdure e ortaggi integrati con metodi di coltivazione biologica ed irrigazione a goccia, al fine di conservare il carattere naturale dei prodotti e contenere lo spreco d’acqua. Al centro di questo progetto c’è la cucina, tutto va direttamente dall’orto alla pizza che ritorna ad essere stagionale, con prodotti di stagione, senza piegarsi al volere degli ennesimi trend culinari.
Oggi, con consumatori sempre più attenti alla loro salute e a quella dell’ambiente, una tutela del prodotto è diventata necessaria. Uno degli esempi che da sempre contraddistingue la Campania nelle eccellenze è il limone di Sorrento. Proprio la costiera sorrentina è da sempre stata apripista per nuovi tipi di coltivazione sempre più biologiche e non invasive. Interventi innovativi, con nuove sperimentazioni per combattere parassiti e malattie fungine delle piante, basate non su pesticidi e agenti chimici ma su insetti antagonisti e prodotti naturali sia nel terreno che sulle piante, volti a proteggere e preservare la “biologicità” del prodotto ed anche la biodiversità del territorio. Inoltre, sono stati introdotti alcuni progetti, in primis quello del dipartimenti di farmacia di Salerno e dell’azienda Dermofarma Italia, volti al riutilizzo dei tantissimi materiali di scarto della filiera dolciaria, liquoristica e alimentare, in prodotti cosmetici così da ridurre anche i costi di smaltimento degli scarti e riutilizzarli.
I vari partenariati con tantissime aziende ed enti statali hanno sicuramente dato un grosso slancio verso l’innovazione conservativa e biologica, ma le collaborazioni più importanti e durature sono anche da individuare nella cucina e in alcune figure che si sono fatte portavoce di questi metodi.
Lo chef di Vico Equense Peppe Guida è da sempre portavoce di una cucina circolare e conservativa del territorio ovvero molto più vicina alla cucina di casa che a quella gourmet. Nel suo essere un uomo di terra e di mare, lo chef ha fatto del territorio e del non-spreco il caposaldo della sua cucina, contribuendo a portare nel mondo una visione di cucina che comprende le conserve, la stagionalità e l’utilizzo dei prodotti a km0: così il suo costante guardare avanti lo ha portato indietro, alle sue radici.
Qualche anno fa infatti apre “Villa Rosa di nonna Rosa”, un progetto che comprende tutto: orto, vigne, ulivi; tutto si affaccia sia sul Monte Faito che su Napoli e il Vesuvio, rendendo Villa Rosa a Montechiaro non solo il risultato della visione del futuro, ma anche un esempio di sostenibilità e produzione per tutto il panorama culinario.
Un altro chef Campano che ha portato con sé un concetto di riscoperta e preservazione del territorio è Michele Di Bonito. Lo chef del Battimandorlo di Noto ha impostato il suo menu sulla riscoperta del territorio: piatti della tradizione rivisitati secondo la sua visione, ingredienti a km0 e la riscoperta dei semi antichi, sono decisamente la sua “signature” che lo ha portato a diventare uno dei giovani chef più apprezzati degli ultimi anni.
Tra i vari benefici che questi nuovi sistemi di agricoltura sostenibile e biologica stanno apportando alla nostra regione, va sicuramente annoverato il carattere di estrema inclusività di queste piccole e grandi realtà. Infatti, circa il 22% delle forze impiegate in queste aziende sono extracomunitari, vere e proprie comunità che hanno deciso di trovare lavoro e riscatto in queste aziende.
Anche il dato sulle donne impiegate in questo settore si attesta intono al 28%, superando il dato nazionale, e fa anche ben sperare il numero molto alto di giovani che si affacciano o sono già impiegati nel settore primario. Inoltre, vi sono progetti di partenariato anche con le carceri finalizzati a valorizzare il lavoro e reintrodurre i detenuti nella società e nel mondo del lavoro.
Insomma, oggi come ieri l’agricoltura sta rivestendo un ruolo centrale nelle nostre vite e noi stiamo imparando pian piano a rivestire un ruolo centrale nella sua vita, cercando di tutelarla, preservarla ed arricchirla. Il settore primario sta sicuramente acquisendo un nuovo volto ed un ritrovato valore, dando la possibilità a chiunque di godere di un impiego dignitoso e tutelare il nostro pianeta. Continuare su questa strada è l’unico modo che ci rimane per avere un futuro.
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