
Per la seconda volta negli ultimi anni in Italia viene approvato l’IA Act, una legge dell’Unione Europea che regolamenterà le intelligenze artificiali e le aziende che ne fanno uso.
L’Italia già dal 2024 si impegna per realizzare una legge e per creare dibattito pubblico internazionale circa il mondo tech delle IA: a giugno 2024, infatti, il presidente Meloni, ha presieduto in Puglia il 50° vertice del G7, orientato per la maggior parte sulle nuove tecnologie e le loro implicazioni.
Pertanto, dopo che il governo, il 23 aprile 2024, approvò questa legge sulle intelligenze artificiali, anche la Camera dei Deputati si allinea alle direttive europee, votando a favore dell’IA Act, con qualche piccola modifica. Ad esempio, è stato modificato l’articolo 6 (comma 2), il quale obbligava di ubicare i server delle intelligenze artificiali utilizzate in ambito pubblico sul suolo nazionale, rendendo illegali servizi come Copilot di Microsoft, adoperato in ambito accademico.
Secondo Alessio Butti, sottosegretario di Stato all’innovazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri, «l’approvazione del Ddl sull’intelligenza artificiale anche alla Camera segna un traguardo importante per l’Italia, che si conferma primo paese europeo a dotarsi di una legge nazionale sul tema. Dopo aver guidato la redazione dell’AI Act europeo e dei principi generali internazionali in ambito G7 lo scorso anno, il Governo completa ora il percorso con una normativa nazionale pienamente in linea con il regolamento europeo, rafforzando la sicurezza, l’innovazione e la tutela dei diritti nel campo dell’AI».
È lecito chiedersi, dunque, quali saranno le implicazioni di questo nuovo Ddl, che presto sarà in vigore. Dal 2021, quando la Commissione Europea ha presentato per la prima volta la proposta per l’AI Act, si lavora per non lasciare nessun vuoto legislativo in un settore all’epoca in sviluppo, ora affermato, pericoloso per la sicurezza della privacy di milioni di cittadini.
Oltre che implementare una classificazione dei rischi dei sistemi di intelligenze artificiali – inaccettabile, alto, limitato e minimo – questo Ddl stabilisce, secondo l’articolo 1, che le prime “vittime” saranno i produttori di servizi IA powered, definiti secondo l’articolo 3, importatori, distributori, fabbricanti e rappresentanti autorizzati. L’articolo 2, d’altro canto, stabilisce a quali settori non sarà applicato, ovvero a tutti quei sistemi utilizzati per la difesa nazionale e per scopi militari.
L’articolo 4 impone ad aziende produttrici e utilizzatrici di IA che l’intero personale lavoratore abbia un livello sufficiente di alfabetizzazione circa il tema dell’IA. All’interno dello stesso regolamento s’intende per alfabetizzazione all’IA come il possesso delle competenze, conoscenze e comprensione adeguate a procedere ad una diffusione informata dei sistemi di AI, sviluppando la consapevolezza delle opportunità e dei rischi associati.
L’articolo 5, invece, dichiara che saranno vietati tutti i sistemi di IA in grado di manipolare l’algoritmo in modo subliminale di un’applicazione o di un sito web, oppure che possano creare o ampliare banche di dati tramite lo scraping, ovvero una tecnica informatica di estrazione di dati da un sito web per mezzo di programmi software.
Per il mancato rispetto dei divieti il più alto tetto sanzionatorio dell’AI Act previsto è una multa fino ad un massimo di €35.000.000, o il 7% del fatturato annuo totale dell’anno finanziario precedente, a seconda di quale sia maggiore.
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