
“…Grande fu la meraviglia per la nostra magnificenza mentre davamo alla luce IA […] la cui sinistra coscienza produsse una nuova generazione di macchine…”. È una delle frasi più celebri in Matrix, film capostipite tra quelli dedicati all’intelligenza artificiale, uscito nelle sale nel 1999.
Già 25 anni fa, agli occhi degli spettatori fu reso palese quanto l’industria culturale occidentale avrebbe poi ribadito nei decenni successivi attraverso altri lavori cinematografici. Tutto si concentrava nel considerare l’IA come una scoperta più negativa che positiva, vista con scetticismo, che prima o poi sostituirà l’essere umano in alcuni settori della vita quotidiana, lavorativo in primis.
C’è anche chi sostiene che in un futuro remoto possa concretizzarsi la trama del capolavoro dei fratelli Wachowski, cioè il fatto che l’uomo sarà spazzato via da robot e macchine. Non sapremo mai cosa succederà tra 100 o 200 anni ma, tuttavia, è possibile già affermare e constatare i progressi apportati dalle intelligenze artificiali, per esempio in campo medico, grazie all’applicazione di metodi che hanno migliorato prevenzione e cura delle persone.
Diverso è il discorso che riguarda la relazione tra IA, internet e giornalismo. Jack Brewster, redattore di NewsGuard, organizzazione internazionale che valuta l’affidabilità dei siti di notizie, ha recentemente condotto un esperimento che ha dimostrato come, con poco più di cento dollari, possa essere creato un portale di informazioni false e di parte utilizzando ChatGpt. Una piattaforma che permette non solo di creare testi dal nulla, ma anche immagini e video.
«Oggi chiunque può inventare documenti scritti e audiovisivi indistinguibili da quelli reali. Diventa difficile così distinguere reale e finzione, con il rischio che una cosa che non piace, anche se vera, possa essere derubricata come falsa. Il confine è davvero labile» – ci dice in videochiamata Antonio Di Noto, fact-checker di Open, intervistato per far capire il ruolo cruciale svolto da lui e dai suoi colleghi nel paniere caotico delle notizie sul web, dove spesso l’intelligenza artificiale ha un’influenza più che marcata.
«Il fact-checking è un’operazione che si occupa di verificare quanto viene affermato nella pratica giornalistica. Oggi il giornalista ha a che fare con un dilemma morale: arrivare prima degli altri o essere estremamente preciso. La velocità di circolazione delle informazioni odierna non impone di essere sicuri al 100% di ciò che si dice, e questo è un problema per la professione. Gran parte degli strumenti che usiamo sono quelli che i produttori di notizie dovrebbero adottare quando fanno il loro lavoro: rete di contatti, ricerca sulle fonti aperte, studiare codici di file per capire quando sono stati creati e condivisi. Mettendo assieme tutti questi elementi si può arrivare a confutare o smentire tesi e teorie» – continua Di Noto, il quale sottolinea come il digitale abbia favorito l’emergere della sua professione.
Un lavoro pressoché fondamentale quando si parla di guerre e conflitti, visto che, come detto poc’anzi, i contenuti circolati sulla rete possono essere manipolati o addirittura creati da zero, cosa tra l’altro già accaduta diverse volte. «I conflitti del terzo millennio riguardano armi ma, soprattutto, informazione, in quanto l’intelligenza artificiale facilita senz’altro la diffusione di tesi false e notizie fuorvianti. Prendiamo la guerra in Medio Oriente: se Israele o Hamas creassero e diffondessero un video con l’IA uguale a quelli veri, la differenza in termini di effetto sarebbe minima. È questo il fattore preoccupante: la qualità delle immagini è cambiata, per cui ci abituiamo sempre di più al fatto che un fake non possa essere riconosciuto» – afferma il fact-checker di Open.
Gli scenari derivanti dall’intelligenza artificiale connessa al giornalismo non sembrano dunque essere così rosei come in altri ambiti. C’è però un provvedimento a cui l’Unione Europea sta lavorando, il quale potrebbe risolvere problematiche e difficoltà create da contenuti distorti e destabilizzanti l’opinione pubblica sul web: il riconoscimento di quelli nati dall’IA attraverso un tratto distintivo.
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