
L’intelligenza artificiale è da diversi anni entrata a far parte dei principali settori della vita quotidiana dei cittadini di tutto il mondo, assumendo caratteristiche talvolta scabrose e inquietanti dovute al suo incredibile potenziale. Ma quali sono effettivamente le conseguenza di un utilizzo sconsiderto dell’AI, soprattutto nella realtà della lotta politica?
Vi abbiamo già parlato dei mesi scorsi di come l’AI sia diventata una componente importante della propaganda politica. Dopo l’avvento di internet e quello del cellulare mobile, quella dell’AI rappresenta di certo la terza e fondamentale fase della rivoluzione digitale del 21° secolo. Educazione, lavoro, giustizia, tutto viene attualmente contagiato dal contributo dell’AI che pur risultando spesso fallimentare, viene percepita dai più come un essere autonomo e supremo capace di dare risposte soddisfacenti rispetto a qualunque ambito. La necessità di saper utilizzare un mezzo nel modo corretto, comprendendone i limiti, è però una problematica che si presenta ciclicamente con qualsiasi innovazione, per cui non sarà trattata direttamente in questa riflessione.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale, attualmente già è riuscita a dimostrarci il suo potere distruttivo. Si pensi al video, contraffatto, in cui Ilaria Salis avrebbe giustificato l’omicidio dei 3 carabinieri nella tragedia di Castel d’Azzano, nel veronese. Un video assolutamente falso, ma messo in circolo da diversi esponenti di destra che non si sono curati della veridicità del contenuto, causando più di un semplice danno di immagine alla Salis, e utilizzando un metodo di lotta politica che punta unicamente all’impatto emotivo sugli elettori senza badare alla correttezza morale.
Il problema dell’utilizzo dell’AI in politica si pone proprio per 2 motivazioni: in primo luogo l’estrema precisione di alcuni contenuti che l’AI è in grado di generare, e in secondo luogo la malizia o l’ignoranza di cittadini o esponenti politici, che mirano a deviare tramite i mezzi a loro disposizoone l’opinione pubblica mediante post o immagini fasulle; tenendo sempre a mente che maggiori sono le disponibilità economiche, migliore sarà il risultato che l’AI è in grado di offrire.
Le conseguenze in particolare si ripercuotono su adulti ed anziani, i quali hanno più difficoltà a distinguere sui social il vero dal falso. E poco importa se rispetto ad un determinato post o dichiarazione vi dovesse essere una smentita da parte dell’autore o della vittima, ciò che è fondamentale in un mondo che corre sempre più veloce e che punta alla massimizzazione dell’indignazione, è l’impatto istantaneo dell’immagine, del video o dell’audio fatto passare per vero, anche solo per pochi minuti.
Uscendo dal campo dell’attualità assoluta e cercando di riflettere sugli eventuali risvolti futuri dell’AI, non è difficile comprendere quali potrebbero essere le conseguenze di un utilizzo del genere dell’intelligenza artificiale nel caso di una crisi politica nazionale o internazionale di alto livello. Internet attualmente ci ha già dato la possibilità di nasconderci dietro account falsi e tramite essi spostare consensi, aumentare l’engagement di un profilo o organizzarsi per costituire un nuovo governo (com’è avvenuto recentemente in Nepal).
Con l’AI questa possibilità raggiunge un livello superiore: diventa il potere di rivendicare azioni, rilasciare dichiarazioni di qualsiasi tipo, senza metterci la faccia e con la facoltà di restare nel più totale anonimato con una semplicità fin’ora mai vista. Audio falsi, volti generati artificialmente, saranno il futuro delle rivolte, come lo è stato in passato Anonymous, che ha giocato e gioca proprio sull’anonimato per continuare ad agire in funzione di contropotere senza essere scoperto.
Se queste conseguenze possano rappresentare un aspetto positivo o negativo della questione, non sta a noi giudicarlo; ciò che è certo è che l’intelligenza artificiale sta diventando, e infuturo diventerà ancora di più uno strumento fondamentale di lotta politica, tanto efficace, quanto potenzialmente scorretto.
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