
Una libreria dentro una pizzeria. O forse una pizzeria dentro una libreria. Il 9 aprile si inaugura ai Quartieri Spagnoli la prima pizzoteca di Napoli, un luogo dove la cultura e il gusto si incontrano tra scaffali di libri e profumo di margherita. A dar vita a questo progetto sono i cugini Giancarlo e Raffaele Esposito, un imprenditore della ristorazione e un tassista con il «vizio» della lettura, uniti da una passione di famiglia e dal desiderio di restituire qualcosa al proprio quartiere.
«Tanti anni fa in questo stesso locale c’era una trattoria gestita da mia nonna. Poi, alla fine degli anni ’80 e inizio ’90, con l’inizio della guerra di Camorra, fu costretta a chiudere», racconta Raffaele. «Il suo sogno è sempre stato quello di tornare qui, e oggi noi abbiamo raccolto quel sogno».
Giancarlo, il cugino più grande, ha portato avanti la tradizione con l’apertura di diverse attività, tra cui la celebre trattoria Lo Spacco e una catena di pizzerie che ha un suo anello persino a New York. Raffaele, invece, è arrivato alla ristorazione per un’altra via: «Nel 2019 ho iniziato a fare il tassista, ma la lettura è sempre stata la mia grande passione, soprattutto i romanzi storici».
Quando si è liberato lo storico locale di famiglia, l’idea di riaprirlo ha preso forma. «Mio cugino mi ha proposto di aprire una pizzeria, una trattoria. Io gli ho chiesto: “E se facessimo qualcosa di particolare?”». La risposta, inaspettata, è stata entusiasta: «Pensavo che non avrebbe approvato, invece si è fatto anche molto trasportare».
Il risultato è una pizzoteca nel cuore di Napoli, un luogo dove si mangia ma si legge anche, si chiacchiera, si partecipa. «Non penso che mio cugino leggerà molto – scherza Raffaele – ma grazie a questo posto forse leggerà di più anche lui».
La selezione dei libri è coerente con la missione del progetto: raccontare Napoli, valorizzarne la storia e la cultura. «Siamo una piccola libreria, non abbiamo molto spazio, per questo abbiamo scelto solo testi su Napoli», spiega Raffaele. «Ci sono i romanzi di De Giovanni, i racconti di Matilde Serao, le poesie di Eduardo De Filippo, i testi di Elena Ferrante e il “Grande mito della Grecia” di De Crescenzo, il libro che mi ha formato». E poi ancora Dumas, Stendhal, Goethe, Basile, Leopardi – «che ha vissuto ai Quartieri Spagnoli, quindi lo consideriamo anche un po’ nostro poeta».
L’obiettivo, spiegano i fondatori, è aprire le porte a chiunque: «Speriamo che tutte le classi sociali dei Quartieri Spagnoli e di Napoli ci vengano a trovare alla pizzoteca. Anche solo per leggere due righe, per fare una chiacchiera, per partecipare a un evento culturale o semplicemente per mangiare una pizza». Per Raffaele, il ritorno ai Quartieri ha un significato profondo: «A 10-11 anni ho lasciato i vicoli per accrescermi culturalmente e spiritualmente. Non è che i Quartieri non avessero sogni, ma per me era importante andare altrove, formare il mio carattere e poi tornare. E adesso sono tornato per dare una mano nel cambiamento».
Raffaele è anche presidente dell’associazione Quartieri Spagnoli 1536, che sui social conta più di 100.000 follower. «Dal 2009 ci occupiamo di far conoscere la cultura, la storia, i vicoli dei Quartieri Spagnoli e anche un po’ di Naro», spiega. L’associazione ha realizzato murales, raccolte di libri per i carcerati e per i ragazzi del quartiere, e ha distribuito pacchi alimentari durante il Covid. «Siamo anche stati premiati dalla Seconda Municipalità. Per me e mio cugino muoverci per il sociale è ciò che siamo». La pizzoteca diventa così il naturale proseguimento di un impegno civile e culturale: un luogo in cui si viene per mangiare, ma si resta per pensare, parlare, leggere.



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