
La seconda guerra mondiale, ritenuta da gran parte degli storici il conflitto armato più letale della storia dell’umanità, causò circa 60 milioni di morti, dei quali poco meno della metà furono militari caduti sul campo di battaglia. A Napoli, nel quartiere di Miano, nella zona nord della città, è situato il Cimitero di guerra del Commonwealth, conosciuto dai più come cimitero degli inglesi, che ospita 1231 dei quasi 50.000 soldati britannici che persero la vita mentre combattevano in Italia.
Il cimitero, come riporta la scritta posta all’ingresso, è il dono del popolo italiano a coloro che hanno combattuto per la nostra libertà ed hanno perso la vita: «The land of which this cemetery stands is the gift of the italian people for the perpetual resting place of the sailors, soldiers and airmen who are honoured here» (Il terreno su cui sorge questo cimitero è il dono del popolo italiano per il riposo perpetuo dei marinai, dei soldati e degli aviatori che qui vengono onorati).

In esso, accanto alla stragrande maggioranza di britannici, riposano caduti provenienti dall’Australia, dal Canada, dal Sudafrica, dalla Nuova Zelanda, ma anche dall’India, dalla Norvegia e dalla Russia. E poi ci sono 15 soldati di cui non si conoscono le generalità, militi ignoti meno famosi di quello romano dell’altare della patria. Il più giovane sepolto aveva 17 anni quando è morto, il più anziano 53 ma di tanti di loro, benché identificati, è sconosciuta l’età anche se tutto lascia presagire che siano stati giovanissimi arruolati quando la guerra era ad un punto di svolta.
L’impianto del camposanto, che si estende su una superficie di 14.000 metri quadri, è quello tipico dei cimiteri anglosassoni. In un grande spazio ricoperto di prato si trovano quattro campi di inumazione dai quali emergono, allineate con grande precisione, tutte le lapidi marmoree che riportano le generalità delle sepolture composte dai dati del soldato, lo stemma del reparto militare di appartenenza, una croce stilizzata o, se di religione ebraica una stella di Davide. Spesso è incisa nel marmo anche una breve frase che i familiari hanno voluto lasciare a ricordo della vittima di guerra.
In un tempo nel quale il mondo è in subbuglio e sembrano pararsi guerre in ogni angolo del pianeta, visitare il cimitero di guerra di Napoli è un’esperienza di grande riflessione. Il silenzio del luogo, immerso nel traffico cittadino, fa toccare con mano la sofferenza che la guerra produce ad ogni livello, soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione, e considerare quanto – per usare le inascoltate parole di Benedetto XVI a proposito del primo conflitto mondiale – la «guerra sia un’inutile strage».
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