
Tagli alla spesa pubblica per il settore sanitario, specie quando si parla di salute mentale. Tagli killer che nel 2024 subiranno un aumento. Questa la risposta all’emergenza del Governo. In più, mancano risorse professionali nel pubblico e non tutti possono permettersi sedute psicoterapeutiche dai privati. La salute mentale in Italia non sembra essere un problema del Governo, ma sicuramente lo è per i giovani, la fascia d’età maggiormente interessata all’emergenza.
La psicoterapia nel pubblico risulta ancora un argomento complesso per via della sua applicabilità. Di fatti, se vogliamo ragionare in termini percentuali, i tagli principali avvengono nel settore della salute mentale che riceve appena solo il 3% del Fondo Sanitario Nazionale.
Il fondo sanitario è lo strumento di welfare integrativo nato per garantire ai cittadini un’adeguata e tempestiva copertura sanitaria, soprattutto durante gli anni dell’età lavorativa. Ma nonostante l’emergenza sempre più palpabile della necessità di investire sul settore della salute mentale, in Italia la spesa per questo settore non regge il confronto con la spesa sanitaria stanziata al 10% da altri Paesi europei come la Germania o la Francia.
Negli anni pre pandemia, questo dato si è attestato intorno al 3,5% – 3,6% del Fondo Sanitario Nazionale (triennio 2015-2018). Nel 2019, però, ancora una preoccupante discesa al di sotto del 3%: i dati ufficiali del Ministero Salute segnalavano un calo di ben 639.862.000 € per la salute mentale, nonostante l’incremento di oltre 1 miliardi di euro del Fonda Sanitario Nazionale.
Intanto, dopo la stagione della pandemia, sono cresciuti i disturbi psichici e psichiatrici del 25-30%, con punte drammatiche nelle fasce tradizionalmente deboli come i giovani, le donne e gli anziani. Ecco perchè la salute mentale dovrebbe essere parte integrante della salute pubblica. Oggi accade che i finanziamenti risultano inadeguati, compromettendo gli sforzi nella prevenzione e nel trattamento dei problemi di salute mentale.
“Il Sole 24 Ore” ha evidenziato la richiesta da parte del Comparto Sanità di almeno 2 miliardi di euro di aumento delle risorse sarebbe necessaria per affrontare le crescenti esigenze legate alla salute mentale e per garantire un trattamento adeguato a chi ne ha bisogno. Questa manovra, però, si contrappone ai tagli di bilancio nella spesa sanitaria: purtroppo, secondo il recente documento del Mef (Nadef) la spesa sanitaria subirà nel 2023 e soprattutto nel 2024 un ulteriore taglio.
Da specificare che la responsabilità di questo impoverimento di risorse umane e materiali e dei servizi sanitari pubblici appartiene non solo al Governo attuale, ma a tutti i governi che si sono succeduti alla guida del nostro Paese negli ultimi quindici anni.
Anche l’ “onnipotente” Mario Draghi, affrontando il tema della sanità, aveva iniziato un discorso per “rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale, realizzando una forte rete di servizi di base: case della comunità, ospedali di comunità, consultori, centri di salute mentale, centri di prossimità contro la povertà sanitaria.” A distanza di un anno dal documento dell’OMS che ha messo in luce le problematiche psicologiche create dalla pandemia, la cura della salute mentale sembrava dovesse diventare una priorità nazionale. Non è andata così: nel Pnrr la salute mentale è nuovamente scomparsa.
Tali politiche hanno contribuito a mettere in ginocchio un settore pubblico già in crisi, ma hanno favorito lo sviluppo di enti privati che si sono sostituiti nell’erogazioni di servizi sanitari ed assistenziali a quelli pubblici (leggi qui, ndr)
Inevitabilmente questo taglio alla spesa sanitaria, oltre tutti i problemi correlati, si rifletterà sull’importo che le singole Regioni destineranno alla Salute Mentale. Ricordiamo e ripetiamo che già oggi la spesa per la salute mentale si attesta su un insufficiente 3% del fondo sanitario nazionale, a fronte dell’aumento dell’emergenza e che pone l’Italia agli ultimi posti tra i Paesi occidentali. Ma il discorso non è puramente economico: basti pensare che mancano oltre 13.000 operatori in Italia rispetto all’ultimo progetto obiettivo Salute Mentale tra cui 1.400 psichiatri e 12.000 tra psicologi, infermieri, tecnici della riabilitazione psichiatrica, educatori e assistenti sociali.
Sono 5.3 ogni 100mila abitanti gli psicologi che lavorano nel settore pubblico, secondo quanto emerge dalle ricerche dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Dall’altro lato, la richiesta di aiuto psicologico è incrementata del +40% ed è in continua crescita. La disponibilità di figure professionali non basta a coprire tutte le richieste. Gli esperti che lavorano privatamente sono di più in termini numerici, ma le sedute sono inaccessibili a una persona su tre a causa delle risorse economiche.
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