
Al Jazeera è stata attaccata e chiusa (per il momento). Il 22 settembre i militari israeliani sono entrati nella redazione ed hanno costretto giornalisti e tecnici ad andarsene.
Al Jazeera è un canale che ha sempre conservato la sua connotazione indipendente, proprio per questo è stato più volte attaccata dal governo di Netanyahu. L’accusa questa volta, come le altre, sarebbe che il canale promuove una propaganda al terrorismo. Tutto quello che Al Jazeera fa, invece, è provare ad informare gli israeliani ed i palestinesi sulla situazione in atto.
Negli altri mesi con una legge ad hoc il governo aveva già ordinato la chiusura di altri uffici di Al Jazeera, che però si trovavano in “territorio israeliano”. Questa volta l’attacco è avvenuto ad una sede che si trovava in territorio palestinese. La redazione è collocata nella cosiddetta area A della Cisgiordania, quella che secondo gli accordi di Oslo sarebbe spettata ai palestinesi. Non è un segreto quanto sia importante l’informazione per sviluppare un pensiero critico e coloro che si nascondono dietro una falsa democrazia lo sanno, al punto da adottare la censura sistematica ad ogni tipo di dissenso.
Molto spesso quando si parla d’Israele e di Palestina ci si focalizza sull’ultimo anno, ma è sbagliato. La storia di questi due popoli si intreccia da ormai 70 anni. Anche gli attacchi all’informazione non sono solo recenti: da una decina d’anni, ormai, le sedi di Al Jazeera vengono prese di mira lasciando anche dei morti.
Nel 2022 Shireen Abu Akleh, giornalista da oltre vent’anni per Al Jazeera, viene uccisa. Shireen stava seguendo un’operazione dell’esercito israeliano in un campo profughi della regione di Jenin, nel nord della Cisgiordania. Sebbene ella non si trovasse nella zona di conflitto è stata comunque presa di mira e colpita alla testa. La sua redazione aveva appeso un poster commemorale per lei, che con l’attacco dell’attuale 22 settembre è stato rimosso dai soldati israeliani. Gli israeliani cercano in ogni modo di cancellare la memoria dei loro crimini.
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