
Nelle ultime settimane lo stadio Diego Armando Maradona di Napoli è stato al centro di tantissime polemiche per quanto riguarda l’aumento dei posti per i disabili. Un traguardo, che detto così, sembra importantissimo, di successo e d’inclusione sociale. Ma nelle due tribune, dove sono stati regolarizzati altri 60 posti, per i disabili e accompagnatori, diventa complicato, a volte impossibile, seguire la partita per i tifosi in carrozzina. È capitato che alcuni di loro, capivano che la loro squadra del cuore aveva segnato, solo perché vedevano che tutti esultavano.
Com’è successo in occasione della partita di Champions League, Napoli-Ajax, vinta dagli azzurri per 4 a 2. Alcuni tifoni napoletani in carrozzina hanno dovuto arrendersi, perché i posti a loro dedicati nel cosiddetto settore “diversamente abili”, come ricostruito dal Comune di Napoli, proprietario dell’impianto sportivo di Fuorigrotta, sarebbero stati ostruiti da persone in piedi.
Sarebbero dovuti intervenire gli steward per liberare la vista, ma non l’hanno fatto. In merito a quanto accaduto, abbiamo intervistato il nostro amico Emanuele che ci ha spiegato come nasce questa battaglia allo stadio, e quanto ancora bisogna intervenire affiche possono assistere alla partita senza discriminazioni.
«La lotta per i posti allo stadio per i diversamente abili è iniziata circa sei anni fa. Inizialmente con il gruppo “Senza limiti”, dove con tutti i tifosi diversamente abili iniziammo a battagliare per ottenere più posti. L’unico giornale che ci diede ascolto è stato Parola del tifoso».
«I posti in precedenza vennero ridotti, non si sa per quale motivo da 80 a 40. Ora dallo scorso settembre, lo stadio dopo varie lotte può ospitare di nuovo 120 tifosi diversamente abili. Con l’apertura delle due curve in più, ovvero 30 posti nel settore Curva Sud inferiore e 30 posti Curva B inferiore».
«Si trova amareggiato, in quanto essendo nelle curve inferiori, quando lo stadio si riempie di persone, noi ragazzi in carrozzina non riusciamo a vedere la partita perché le persone si alzano in piedi e purtroppo occupano la nostra visuale».
«Bisogna armarsi di tanto coraggio e pazienza, purtroppo. Siamo in una situazione dove per essere ascoltati non basta parlare in maniera pacata, per ottenere i nostri diritti dobbiamo alzare per forza la voce. Questa è una cosa che nel 2022 è molto grave, però combattiamo, non molliamo, ci facciamo sentire e un passo alla volta cerchiamo di ottenere tutto quello che ci spetta».
«Guarda, l’ultimo episodio di discriminazione purtroppo è molto, molto recente. Risale a qualche giorno fa, proprio quando io e Giovanni di “Parola del tifoso” stavamo appunto festeggiando l’aumento dei posti che avevamo finalmente conquistato, che poi ti ripeto è una vittoria a metà. La visuale purtroppo, nelle curve inferiori non è proprio ottimale; quando la gente si alza purtroppo non si vede nulla, però comunque, un piccolo passo è stato fatto e ringrazio Giovanni perché ci ha dato ascolto e ci ha dato una mano. L’altra sera, contenti del nostro risultato, una persona sui social mi ha accusato di essere un falso disabile, perché, difendevo l’operato ottimo di Giovanni, che si è fatto in quattro per ottenere questi posti».
«Il Napoli per me non è solo una squadra. Per me, il Napoli, è aggregazione, appartenenza, identità. Rappresenta per me, quello che rappresenta per il 90%, se non 100% dei napoletani, cioè qua a Napoli il calcio viene vissuto un po’ come in Argentina. Viene vissuto un po’ come una religione. Ecco, diciamo così, quindi per me il Napoli rappresenta lo spirito di tutti noi napoletani. Noi tifosi napoletani ci sentiamo tutto uno con la squadra. Infatti, proprio per questo siamo una piazza molto, molto calorosa e molto morale. Cioè in base ai risultati del Napoli, varia anche l’umore delle persone in mezzo alla strada».
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