
“Chiara Ferragni ogni giorno si rivolge a 27 milioni di persone, se anche solo una minima parte di queste persone decidesse di fare visita al Memoriale dopo aver visto Chiara, sarebbe un risultato enorme”. È stato questo il motivo che ha spinto la senatrice a vita Liliana Segre ad invitare la nota influencer alla visita del memoriale della Shoah di Milano in seguito ad un incontro privato a casa della Ferragni. La visita nel luogo simbolo della Shoah si è svolto la settimana scorsa.
L’imprenditrice digitale ha visto il luogo da dove partivano gli ebrei verso i campi di sterminio, il Binario 21, dove ci sono i vagoni blindati simili a quello dove anche Liliana tredicenne partì con suo padre Alberto verso Auschwitz. Liliana Segre aveva pensato di invitare l’imprenditrice al Memoriale a maggio, alla vigilia dell’apertura della nuova sede del Centro di documentazione ebraica all’interno del Museo di piazza Safra, dove c’erano i binari sotteranei della Stazione Centrale di Milano. L’idea era di far conoscere ai giovani questo luogo della Memoria, facendosi aiutare dalla notorietà di un personaggio come Chiara Ferragni, “una donna che so essere molto attenta e impegnata anche per le cause sociali e civili”, aveva detto la senatrice a vita.
E Ferragni aveva fatto sapere che l’invito le faceva piacere, anche se desiderava che tutto si svolgesse con discrezione, per dare notizia della visita a cose fatte. Due settimane fa si erano incontrate a casa della senatrice, in gran segreto. E in quell’incontro svolto in grande cordialità sicuramente hanno preso accordi per la visita al Memoriale, sempre senza avvertire estranei.
Chiara Ferragni è rimasta molto colpita da questa visita guidata da una persona come Liliana Segre, che ha dedicato tutta la vita a testimoniare ai giovani la sua storia e la tragedia del popolo ebraico. “Qualche giorno fa la senatrice Liliana Segre mi ha portato alla scoperta di un luogo del quale non conoscevo nulla, il memoriale della Shoah a Milano – scrive nel suo post su Instagram Ferragni, pubblicando la foto della visita -. Ascoltare dalla voce di Liliana, come dice lei “da nonna a nipote”, la storia di chi è stato perseguitato in questo luogo a pochi passi da casa mi ha fatto soffrire e soprattutto riflettere”.
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