
Il 19 luglio è stato inaugurato il Museo Caruso, il primo museo in Italia interamente dedicato al tenore. La nuova struttura museale è ospitata nel Palazzo Reale di Napoli, nella sala Dorica. Qui, il percorso museale si è arricchito grazie alla collaborazione con diverse istituzioni: gli Archivi Ricordi e Puccini; teatri quali il San Carlo, la Scala ed il Metropolitan; gli Archivi della Cineteca di Bologna e de MoMA di New York; il Museo Caruso di Villa Bellosguardo, residenza italiana del tenore.
Lo sforzo congiunto di queste istituzioni ha dato la possibilità di creare un museo che fa dell’interattività uno dei suoi punti di forza. Non si tratta, infatti, di una semplice mostra di cimeli appartenuti all’artista, ma di un percorso, sapientemente costruito dalla curatrice Laura Valente, in cui gli oggetti personali dialogano con i dischi incisi dal tenore e con le tecnologie offerte dal museo, quali animazioni 3D, piattaforme multimediali e postazioni sia cinematografiche che musicali, sfruttando anche il supporto di alcuni contenuti podcast presenti su Spotify. Trattandosi di un percorso espositivo che ha come tema la musica, la fruizione del contenuto sonoro, infatti, è stata ampiamente tenuta in considerazione nella progettazione, mentre i testi sono stati pensati come volutamente brevi. Sono esposti alcuni dei suoi dischi più celebri affianco ai dispositivi, grammofoni di diverse generazioni, che ne hanno reso possibile l’ascolto nelle case di milioni di persone tra l’America e l’Europa. Ci sono ancora gli abiti di scena ed i libretti e gli spartiti delle opere la cui rappresentazione l’ha reso celebre. Le vetrine ospitano anche i disegni di Caruso, il primo talento artistico che il tenore abbia mai manifestato, in particolare le caricature, proprie e delle persone a lui care. Infine, ci sono le lettere e le cartoline, di grande valore perché rivelano parti del carattere dell’artista che altrimenti non sarebbero apprezzabili: un grande senso di auto-ironia, una grande tenerezza e riconoscenza verso gli amici, un senso di malinconia legato alle proprie origini.
L’ultima sala, poi, ospita la proiezione permanente del film di Edward Josè, My Cousin, del 1918. Questo film rappresenta il gran finale del percorso, testimoniando la grande versatilità del tenore che, negli ultimi anni della sua vita si avvicinò anche al cinema. La versione in mostra, della durata di 49 minuti, è stata sottoposta ad un incredibile lavoro di restauro: la voce di Errico Caruso accompagna le immagini del film muto, in modo da far ascoltare al pubblico la celebre interpretazione dell’aria Vesti la giubba, tratta da I pagliacci di Ruggero Leoncavallo. L’immagine finale è quella di una figura complessa e interessante, di cui il percorso museale rappresenta un’ottima opportunità sia per la scoperta di questo personaggio, sia per il suo approfondimento.
Già il 2 agosto 2021 era stata aperta la Casa Museo Enrico Caruso, con oggetti e cimeli ad egli appartenuti, a cent’anni dalla scomparsa di Errico Caruso, nella dimora natia del tenore. Tuttavia, le dimensioni ridotte e la relativa lontananza dal centro cittadino avevano reso necessaria l’apertura di un nuovo spazio dedicato ad Errico Caruso. L’omonimo museo “colma una grave lacuna, ricucendo il rapporto fra il cantante e la sua città”, come nelle parole del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Lo stesso Ministro ha poi rilasciato delle dichiarazioni ai microfoni di Informare sottolineando lo stretto legame che intercorre fra l’artista e la città di Napoli: «Io credo che Napoli sia un’esperienza fatta di monumenti, di musei, di resti archeologici e di tanto altro. A condire quest’esperienza c’è poi naturalmente la musica: questa è parte integrante della tradizione di questa città e Caruso ha rappresentato una delle migliori espressioni di Napoli e del bel canto italiano nel mondo».
Sangiuliano prosegue poi parlando dei progetti in cantiere per avvicinare i giovani al mondo del-la cultura: «Stiamo attualmente lavorando su più fronti: doteremo, per esempio, le fondazioni lirico sinfoniche di due nuovi corpi di ballo che potranno così dare la possibilità ai giovani di misurarsi con quest’arte; stiamo inoltre pensando di creare delle orchestre giovanili in modo che tutti i ragazzi che studiano nei conservatori possano avere un punto di sbocco delle loro aspirazioni».
Presente all’inaugurazione del Museo Caruso, anche il Prefetto di Napoli, Claudio Palomba, si è soffermato sul “tema giovani”: troppo lontani, secondo lui, da eventi culturali del genere. «Dobbiamo incentivare –afferma il Prefetto- quanto più possibile la cultura e soprattutto avvicinare i giovani a personalità del genere. Mai come in questo periodo storico i giovani sono attratti da altre cose e deve esserci quindi un maggiore sforzo da parte delle scuole e delle istituzioni per stimolare un maggiore interesse ed una maggiore curiosità».
Al termine della Conferenza Stampa, la Redazione di Informare ha avuto modo di incontrare Mario Epifani, Direttore del Palazzo Reale di Napoli, che si è detto entusiasta per l’inaugurazione di una nuova mostra dedicata ad un personaggio internazionale come Enrico Caruso. «Palazzo Reale è per sua natura un posto internazionale: ha un’importante posizione strategica che affaccia sul mare ed è quindi una porta sul mondo. Ci sembrava dunque giusto offrire una così importante sede ad un personaggio internazionale come Caruso. Ci piace dunque l’idea, e abbiamo fatto il Museo Caruso anche per questo, che Palazzo Reale non sia solo un museo napoletano ma un museo del mondo».
La sensazionale mostra dedicata al più grande tenore di tutti i tempi porta però la firma di Laura Valente che ha curato l’intero progetto: «L’idea è nata in occasione dei 150 anni dalla nascita dell’artista e abbiamo dunque pensato di omaggiare Caruso per tutto quello che ha donato alla città di Napoli. La mostra rappresenta forse un ritorno a casa per l’artista: questo, infatti, è stato una star globale ma ha riscosso gran parte del suo successo oltreoceano. Ci tenevamo dunque a riportare a casa la storia di un italiano illustre» ha detto ai microfoni di Informare. «Tutti i reperti che fanno parte della mostra – continua – nascono grazie alla collaborazione con oltre 28 istituzioni nel mondo che hanno fornito materiale sia sotto forma di archivio digitale sia prestandoci dei pezzi unici».
di Gennaro Alvino e Sara Marseglia
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