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Al Sud vanno solo le briciole dei Fondi per lo Spettacolo

Gianrenzo Orbassano
Gianrenzo OrbassanoRedazione Informare
28 ottobre 20255 min di lettura

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Al Sud vanno solo le briciole dei Fondi per lo Spettacolo

Indice (2)

  • 1Al di là dell’intento di modernizzare il comparto, il provvedimento riaccende un tema antico e mai risolto: il divario territoriale nella distribuzione delle risorse, che continua a penalizzare il Mezzogiorno.
  • 2Il nuovo Codice introduce, almeno sulla carta, il principio del riequilibrio territoriale, prevedendo un Fondo Perequativo per sostenere i soggetti che operano in zone svantaggiate. Ma le risorse inizialmente stanziate — circa cinque milioni di euro — appaiono largamente insufficienti rispetto a un divario stimato in oltre 150 milioni.

Partiamo da una premessa: che cos’è il Codice dello Spettacolo? Stiamo parlando di un provvedimento legislativo che mira a riordinare in modo organico l’intero settore dello spettacolo dal vivo in Italia. Nasce dall’attuazione della Legge 106/2022, con l’obiettivo di superare la frammentazione normativa che per decenni ha regolato in maniera separata teatro, musica, danza, circhi, spettacoli viaggianti e fondazioni lirico-sinfoniche.

Il Codice stabilisce principi comuni per il sostegno pubblico, definisce criteri più trasparenti di assegnazione dei fondi e riconosce il valore dello spettacolo come bene culturale e fattore di coesione sociale. Tra le novità principali figurano l’istituzione del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV), il potenziamento delle misure per la formazione e la professionalizzazione e l’introduzione del principio di riequilibrio territoriale, volto a ridurre le disparità tra Nord e Sud del Paese. Il nuovo Codice dello Spettacolo nasce con un obiettivo ambizioso: riordinare e rendere più equo il sistema dei finanziamenti pubblici alle arti dal vivo, unificando in un unico testo le norme su teatro, musica, danza, circhi, spettacoli viaggianti e fondazioni lirico-sinfoniche.

Al di là dell’intento di modernizzare il comparto, il provvedimento riaccende un tema antico e mai risolto: il divario territoriale nella distribuzione delle risorse, che continua a penalizzare il Mezzogiorno.

Secondo i dati dell’Osservatorio dello Spettacolo del Ministero della Cultura, nel 2023 il Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) — principale strumento di finanziamento del settore, con una dotazione di oltre 438 milioni di euro — ha destinato quasi la metà dei fondi (49,76%) alle regioni del Nord, il 25,95% al Centro e soltanto il 24,29% al Sud e alle Isole.

Una sproporzione che riflette una geografia culturale fortemente sbilanciata, in cui infrastrutture, pubblico e investimenti privati si concentrano prevalentemente nelle aree economicamente più sviluppate.

Dietro questi numeri c’è una mappa del Paese che mostra ancora profonde differenze strutturali. Le regioni meridionali scontano una minore densità di teatri e sale da concerto, una carenza di strutture tecniche e logistiche e, soprattutto, un tessuto economico più fragile, che limita la capacità di sostenere e alimentare l’offerta culturale. Il reddito pro capitegioca un ruolo determinante: nel Nord Ovest supera i 26 mila euro, mentre nel Sud si ferma attorno ai 17 mila. Ciò si traduce in una minore propensione alla spesa per spettacoli e intrattenimento, con effetti diretti sugli incassi da botteghino e sulla sostenibilità delle produzioni.

A pesare è anche la scarsa presenza di fondazioni bancarie nelle regioni meridionali — appena dieci, contro le oltre settanta attive tra Nord e Centro — che altrove rappresentano una fonte significativa di sostegno alle attività culturali. Allo stesso modo, il meccanismo dell’Art Bonus, pensato per incentivare le donazioni private, produce risultati minimi nel Mezzogiorno: solo il 2,78% delle erogazioni nazionali destinate allo spettacolo proviene da queste aree.

Il nuovo Codice introduce, almeno sulla carta, il principio del riequilibrio territoriale, prevedendo un Fondo Perequativo per sostenere i soggetti che operano in zone svantaggiate. Ma le risorse inizialmente stanziate — circa cinque milioni di euro — appaiono largamente insufficienti rispetto a un divario stimato in oltre 150 milioni.

Il rischio, secondo gli osservatori del settore, è che il provvedimento finisca per riconoscere il problema senza riuscire a correggerlo realmente, lasciando inalterate le disuguaglianze che negli anni hanno accentuato la distanza culturale tra Nord e Sud.

A rendere il quadro più complesso contribuisce l’introduzione delle cosiddette “premialità”, ovvero incentivi per le istituzioni che dimostrano efficienza gestionale e capacità di attrarre risorse private. Una misura condivisibile in linea di principio, ma che in un contesto così diseguale rischia di avere un effetto paradossale: premiare chi ha già accesso a circuiti economici più solidi e penalizzare chi opera in territori fragili, dove la scarsità di pubblico e investitori limita le possibilità di autofinanziamento.

Il dibattito che si è aperto attorno al decreto legislativo attuativo della Legge 106/2022 conferma dunque che il riequilibrio territoriale non è solo una questione di distribuzione di fondi, ma di visione politica e culturale. Il sistema dello spettacolo italiano resta fortemente dipendente da logiche centralistiche, in cui la concentrazione delle risorse segue la densità dei consumi, non i bisogni di crescita dei territori. In assenza di un intervento strutturale, le regioni meridionali continueranno a muoversi in condizioni di svantaggio competitivo, con un impatto diretto sulla produzione artistica, sull’occupazione e sulla vitalità culturale delle comunità locali.

Il Codice dello Spettacolo rappresenta, sotto molti aspetti, un passo avanti nella semplificazione normativa e nella valorizzazione del settore. Tuttavia, il principio di riequilibrio rischia di restare un enunciato di principio se non verranno previsti strumenti più incisivi per correggere le disuguaglianze territoriali. Servono politiche di lungo periodo che incentivino la nascita di nuovi centri di produzione culturale nel Sud, sostengano le reti di distribuzione e formino professionalità locali capaci di restare e lavorare nei territori d’origine.

Senza una strategia che unisca risorse economiche e visione, il sistema continuerà a replicare la frattura economica del Paese anche nel campo della cultura. E lo spettacolo dal vivo, anziché motore di coesione e crescita, rischierà di diventare l’ennesimo specchio delle disuguaglianze italiane: un patrimonio vitale e creativo, ma ancora troppo concentrato dove già esistono opportunità, lasciando ampi territori ai margini della scena nazionale.

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  • #Codice dello Spettacolo
  • #Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV)
  • #Legge 106/2022
  • #nord
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Gianrenzo Orbassano
Redazione Informare

Gianrenzo Orbassano

Laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno, scrittore e aspirante giornalista. Appassionato di musica, poesia e cultura pop. Ama viaggiare e scoprire nuove visioni del mondo, per questo fa e disfa valigie di creatività.

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