
Sono terminate le riprese del documentario “Schilizzi e la Grande Meraviglia”, la storia di Matteo Schilizzi e del suo Mausoleo. Livornese trapiantato a Napoli, banchiere, imprenditore, costruttore, politico ed editore, Schilizzi fu una figura centrale della Napoli del Risanamento.
Dopo il grande successo del documentario “Il Sogno di Lamont” che ha raccontato le opere e la vita dell’architetto inglese tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Francesco Carignani, regista e produttore, ci riporta in quella Napoli scintillante per farci scoprire un’altra parte importante del nostro patrimonio culturale: il Mausoleo Schilizzi a Posillipo.
Fatto costruire per volere di Matteo Schilizzi, il Mausoleo avrebbe dovuto fungere da tomba di famiglia di questo personaggio, oggi sconosciuto ai più. Durante la cosiddetta bella époque napoletana era diventato una figura centrale nella società partenopea. Ma non tutto procederà secondo i piani ed il Mausoleo resterà a lungo un’opera incompiuta.
Il racconto, impreziosito dagli interventi di Alessandro Castagnaro e di Antonella Di Luggo, oltre che di altri esperti come Franco Barbagallo, Fabio Mangone ed Isabella Valente, è incentrato sulla figura di Schilizzi, banchiere ed affarista, ma anche uno dei personaggi più mondani del momento, mecenate nel campo delle arti, attivo nell’attività filantropica, in un momento particolarmente duro per la città di Napoli, quale lo scoppio del colera del 1885. Il documentario racconta anche il difficile rapporto tra Schilizzi e Edoardo Scarfoglio, a cui, insieme a Matilde Serao, affida la guida de Il Mattino, il nuovo giornale cittadino.
Chiamerà uno degli architetti più famosi dell’epoca, Alfonso Guerra, per farsi costruire un Mausoleo unico ed impressionante, in stile neoegizio, che potesse ospitare i suoi familiari, ma soprattutto rappresentare il suo potere, quasi come un moderno faraone, trasformato in seguito sacrario delle due guerre mondiali e delle quattro giornate di Napoli.
Informare ha incontrato Francesco Carignani, che ha illustrato le ragioni di questo documentario da lui scritto e diretto, prodotto da Fucina Umanistica Digitale, scritto e diretto da Francesco Carignani, con la fotografia ed il montaggio di Luigi Scaglione, le animazioni di Alex Amoresano e le musiche di Massimo Del Pezzo, Francesco Marziani ed Antonio Napolitano.
«Se da un lato c’era la voglia di raccontare un personaggio misterioso di quella Napoli, paragonato da molti al Conte di Montecristo per la sua misteriosa ed incredibile ricchezza, dall’altro c’era anche l’esigenza di raccontare un monumento napoletano così particolare e poco noto ai napoletani. Da una decina d’anni, infatti, il Mausoleo è chiuso al pubblico e con questo documentario spero di riportare l’attenzione su questa meraviglia, facendola scoprire e riscoprire a tanti napoletani e soprattutto posillipini della zona, che stanno dimenticando che cos’è quell’imponente costruzione che si ammira dalla strada» dice il regista.
«Abbiamo un obiettivo simile a quello che ci eravamo prefissati per Villa Ebe con il documentario su Lamont Young: anche in questo caso spero che la mia opera possa riportare l’attenzione sul Mausoleo, data l’importanza architettonica e storica del monumento, che ospita i caduti anche delle quattro giornate di Napoli, una delle pagine più eroiche della città. Ma non va sottovalutato neanche il valore ecologico: oggi il parco intorno all’edificio è chiuso al pubblico, quando invece potrebbe essere un importante polmone verde per i cittadini, dove portare anche i bambini a giocare, così come è sempre avvenuto nel corso degli anni. Forti anche di questa missione, siamo stati supportati anche dal Premio GreenCare. Dopo una prima proiezione di anteprima dedicata alle istituzioni ed ai sostenitori del documentario, “Schilizzi e la Grande Meraviglia” sarà proiettato al pubblico napoletano presso In Arte Vesuvio (Via Nazario Sauro 23, ndr.) l’8 ed il 12 ottobre».
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