
Napoli ha attraversato i millenni conservando la sfrontatezza necessaria per autogovernarsi e
costruire una prima forma di parlamento indipendente. I Sedili, chiamati anche Seggi o Piazze, furono antiche istituzioni amministrative presenti nelle città di Napoli, la capitale del Regno, e Salerno. Tra il XIII e il XIX secolo i loro rappresentanti, i cosiddetti Eletti, si riunivano nella chiesa di San Lorenzo Maggiore per discutere e deliberare su questioni legate al bene della città.
Cinque Sedili erano riservati alla nobiltà e prendevano il nome delle zone della città di cui si occupavano: Seggio di Capuana, Seggio di Portanova, Seggio di Nilo, Seggio di Porto e Seggio di Montagna. Anche il popolo, che ha rappresentato nei secoli il fulcro caratterizzante della città già a partire dall’antica Parthenope greca, aveva il proprio Sedile detto del Popolo. Sebbene siano stati aboliti e privati della funzione amministrativa, le modalità dei Seggi sono ancora alla base dell’elezione dei membri della Deputazione della Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, l’organo laico che ne cura l’amministrazione. A raccontarci la storia di quest’antica istituzione è stato Giuseppe Serroni, responsabile dell’associazione “I Sedili di Napoli”.
«La storia dei Sedili affonda le sue radici in un passato molto lontano – spiega Serroni – bisogna ricordare che Napoli si è strutturata come polis a partire dal VIII secolo a.C., in seguito all’ampliamento della base navale di Parthenope. I riferimenti alla storia greca sono necessari poiché, già a partire da quel periodo, la città era autogovernata dal basso, infatti, con gli ateniesi si insediarono altri gruppi etnici che successivamente si stabilirono in varie zone della città. I gruppi, chiamati poi “fratrie”, gestivano l’amministrazione politica, culturale, religiosa e militare della città, che era divisa in tanti piccoli ambienti urbani che potremmo definire gli antenati dei municipi».
Serrone continua dicendo che «la tradizione delle fratrie greche si è mantenuta successivamentete anche dopo la caduta dell’Impero Romano con la nascita dei Sedili, composti dalle stesse famiglie patrizie di origine greca che si prendevano cura dei quartieri in cui risiedevano. I Sedili sono diventati un sistema politico-amministrativo quando furono istituzionalizzati dagli Angioini, lasciando l’autonomia gestionale alle famiglie napoletane». Questa tipologia di organizzazione ha avuto vita per circa ottocento anni; infatti, compare per la prima volta in documenti risalenti al Medioevo, precisamente tra il 1129 e il 1130, e ha visto la propria conclusione al ritorno sul trono di Ferdinando IV.
«I Sedili nominavano degli eletti, che a loro volta designavano dei piccoli ministeri, definiti deputazioni.
Tra queste c’era la “Deputazione della cappella del tesoro di San Gennaro” che nel 2027 compirà 500 anni e che si occupa, oggi come allora, di prendersi cura del tesoro che in principio era costituito esclusivamente dalla reliquia e dal sangue del santo. Inoltre, i Sedili erano i veri proprietari del santo, non la Chiesa, per cui,
quando si teneva la processione di primavera, c’era la tradizione di prendere il reliquario di San Gennaro il giorno prima ed esporlo a turno ogni anno in un sedile diverso, dove si organizzava la grande festa intorno al reliquario.
Nel giorno della processione arrivava la reliquia all’interno del sedile e si procedeva successivamente verso il Monastero di Santa Chiara dove si scioglieva il sangue». Ancora oggi il legame tra il santo, il popolo napoletano e ciò che resta dei Sedili è indissolubile. «Quando nel 2016 ci fu un tentativo di cambiare lo status della deputazione, inserendo all’interno dei chierici, il popolo napoletano si ribellò avanti al Duomo, costringendo il cardinale e il Ministro dell’Interno dell’epoca, Angelino Alfano, a ritrattare. Ancora oggi la Deputazione resta un organo laico e il tesoro appartiene esclusivamente alla città e sarà così in eterno».
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