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Cultura

Alla scoperta di Marte: il pianeta che somiglia così tanto alla Terra

Donato Di Stasio
Donato Di StasioRedazione Informare
8 aprile 20204 min di lettura

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Alla scoperta di Marte: il pianeta che somiglia così tanto alla Terra

Chi ha mai pensato se un giorno, in un lontano futuro, sarà possibile trasferirsi su un altro pianeta per fuggire da una possibile minaccia?

I produttori e i registi dei film di fantascienza, ma anche gli autori di alcuni film d’animazione, puntano spesso alle figure di extraterrestri e di altre forme di vita nelle loro produzioni cinematografiche. Studi del secolo scorso però, hanno decisamente smentito la presenza di altri esseri viventi simili all’uomo su altri pianeti, anche se non hanno del tutto escluso la possibilità di uno sviluppo della vita. Gli scienziati, in particolare, si sono concentrati su Marte, quarto pianeta del sistema solare e più vicino alla Terra. 

La Missione InSight, l’ultima organizzata dalla NASA su questo pianeta, ha fornito delle risposte importanti: la sonda, atterrata sul Pianeta Rosso lo scorso 26 Novembre, ha confermato l’assenza di acqua in stato liquido, che non permetterebbe, quindi, l’esistenza e lo sviluppo nemmeno ai microorganismi. Nonostante le ultime spedizioni effettuate sul pianeta avessero sancito l’impossibilità della vita, Gilbert Levin, ingegnere americano, è convinto del contrario. In passato, Levin ha partecipato come “capo ricercatore degli esperimenti delle forme di vita”, a bordo delle prime spedizioni NASA sulla superfice marziana, ovvero le missioni Viking 1 e Viking 2 del 1976.  

«La vita c’è su Marte e l’avevamo osservata già nel 1976», ha dichiarato nell’ottobre scorso il ricercatore americano su una rivista scientifica statunitense, ancora più sicuro della sua ipotesi dopo il 1996, quando la diffusione di una notizia attirò l’attenzione di molte persone. In quell’anno, infatti, fu ufficializzato un ritrovamento del 1984 di un pezzo di roccia proprio proveniente da Marte, che sarebbe caduto in Antartide circa 13mila anni fa. Dopo giorni di intenso studio del reperto, gli scienziati osservarono tracce fossili di un organismo simile a quello di un batterio, che poteva avere un’età di circa 3,6 miliardi di anni e che avvalorò, quindi, la tesi di Levin. «In più gli studi di laboratorio mostrano che alcuni microorganismi terrestri potrebbero sopravvivere e crescere su Marte», ha aggiunto poi il ricercatore, ribadendo la veridicità della sua tesi. 

Anche alcuni astronomi del secolo scorso hanno dato credito alla tesi di Levin, dopo essersi accorti che sul Pianeta Rosso comparivano delle macchie scure attorno a dei canali che, a loro giudizio, stavano a testimoniare la presenza di vegetazione e fiumi. 

A tale proposito, la Missione InSight ha sfatato anche questi dubbi. Nell’area del pianeta denominata Cerberus Fossae, la sonda ha individuato canali di oltre 1000 km, nati dopo antiche inondazioni, ma che sono stati riempiti dalla lava fuoriuscita dai vulcani negli ultimi 10 milioni di anni. Grazie ad alcuni dispositivi e strumenti tecnici, la spedizione ha rivelato anche altre curiosità del pianeta. Innanzitutto, l’esperimento SEIS, Seismic Experiment for Interior Structure, ha dimostrato che Marte è soggetta a continui terremoti, che si diffondono e propagano nel sottosuolo marziano per migliaia di chilometri. Il pianeta, inoltre, è esposto a venti fortissimi, che provocano enormi cumuli di sabbia, corrispondenti alle cosiddette macchie scure teorizzate dagli astronomi.  

Tuttavia, il Pianeta Rosso è quello che più di tutti somiglia alla Terra, in primis per l’alternarsi dei cicli stagionali e poi per la lunghezza di un’intera giornata, che dura 24 ore e 37 minuti. Gli studiosi, però, non possono fare a meno di notare altre similitudini che ci sono tra i due corpi celesti, per esempio come l’esistenza di due calotte polari, la quasi simile inclinazione dell’asse di rotazione e come la durata dell’anno, che su Marte corrisponde a quasi il doppio di quello terrestre. 

Ma l’assenza di ogni forma di vita e il ritrovamento di acqua in solo stato solido, a detta della Missione InSight, sembrerebbero essere una sconfitta per chi immagina un possibile futuro degli esseri umani sul suolo marziano. Eppure, c’è chi ancora ci crede.  

di Donato Di Stasio

 

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