
San Gregorio Armeno è una delle strade più caratteristiche di Napoli e proprio grazie alle sue botteghe è diventata una delle mete più visitate della città. Ora gli stessi artigiani che hanno contribuito a costruirne la fama temono che questo successo possa spersonalizzarla. Lunedì 14 settembre le saracinesche delle botteghe sono rimaste abbassate fino alle 14, in segno di protesta contro la possibile apertura di un generico negozio di souvenir e calamite in uno dei locali storici.
La mobilitazione nasce in seguito all’affitto di uno dei locali della strada a un imprenditore. Secondo i rappresentanti delle botteghe, l’operazione permetterebbe l’avvio di un’attività non legata alla produzione presepiale e aggirerebbe le regole comunali che limitano il commercio della strada alla realizzazione e alla vendita di presepi e pastori.
Il messaggio esposto sulle saracinesche è chiaro: «Non vogliamo bloccare il cambiamento, ma difendere la nostra storia». A preoccupare gli artigiani, infatti, è la possibilità che questo non rimanga un caso isolato. Lungo la strada sono presenti altri tre locali sfitti e il timore è che questa apertura possa creare un precedente, favorendo l’arrivo di ulteriori attività estranee alla tradizione di San Gregorio Armeno.
«Non siamo contrari a nuovi operatori e non vogliamo fermare lo sviluppo, ma governarlo», ha chiarito Vincenzo Capuano, presidente dell’associazione delle Botteghe di San Gregorio Armeno. «Ben vengano artisti e scultori: dobbiamo mantenere l’identità di San Gregorio, una tradizione secolare che si tramanda di padre in figlio».
Anche il portavoce dell’associazione Gabriele Casillo ha chiesto un incontro con il Comune: «La nostra paura è che questo sia l’inizio della perdita di identità. Se altri investono con attività diverse dalla nostra storia, San Gregorio Armeno muore».
Il Comune di Napoli è intervenuto per rassicurare gli artigiani, ricordando che il Piano del commercio ammette nella strada soltanto attività dedicate alla produzione e alla vendita di articoli legati all’arte presepiale. Ogni nuova Segnalazione certificata di inizio attività dovrà essere esaminata dagli uffici e potrà essere accolta solamente se rispetterà i criteri previsti dal regolamento.
La vicenda, però, porta alla luce un problema che non riguarda una singola strada, ma tutto il centro storico di Napoli. La crescita del turismo sta modificando progressivamente l’utilizzo delle abitazioni e dei locali commerciali. Un numero sempre maggiore di appartamenti entra nel circuito degli affitti brevi, mentre negozi storici e attività di vicinato rischiano di lasciare spazio a attività mirate soprattutto ai visitatori. I dati mostrano con chiarezza la velocità di questa trasformazione.
Nel 2016 gli annunci presenti su Airbnb a Napoli erano 1.288; nel 2024 erano diventati 10.760, con un aumento del 735 per cento. Circa il 90 per cento dell’offerta era concentrato nella zona centrale e, nel 66,5 per cento dei casi, riguardava interi appartamenti. Si tratta quindi di abitazioni che, almeno potenzialmente, vengono sottratte ai residenti e destinate a chi rimane in città solamente per pochi giorni.
La diffusione delle case vacanza e la protesta degli artigiani di San Gregorio Armeno rappresentano due aspetti della stessa trasformazione. Gran parte del centro si sta evolvendo per rispondere principalmente ai bisogni dei turisti .
È qui che l’overtourism si lega alla gentrificazione. Quando la domanda turistica fa aumentare il valore degli immobili e degli affitti, residenti, studenti, lavoratori e piccoli commercianti incontrano maggiori difficoltà a sostenere i costi. Il centro resta affollato, ma rischia di perdere gradualmente la sua comunità stabile. Al posto dei servizi utilizzati nella vita quotidiana aumentano ristoranti, strutture ricettive e negozi costruiti intorno a consumi veloci.
A San Gregorio Armeno questo cambiamento assume un significato ancora più delicato, perché le botteghe sono il motivo per cui la strada è conosciuta in tutto il mondo. I visitatori arrivano per osservare i maestri al lavoro e conoscere un’arte tramandata tra generazioni. La strada potrebbero quindi perdere la sua individualità.
La protesta di San Gregorio Armeno non esprime quindi un rifiuto dei visitatori, dai quali dipende una parte importante dell’economia della strada. Chiede piuttosto che la crescita venga regolata, affinché il successo turistico non finisca per cancellare ciò che le persone vengono a cercare. Proteggere le botteghe significa impedire che una tradizione ancora viva venga ridotta a un’immagine da riprodurre su souvenir e calamite.
La crescita dei visitatori rappresenta una risorsa importante, ma senza regole rischia di rendere Napoli sempre più difficile da abitare. Governare il turismo significa allora trovare un equilibrio, affinché il successo della città non ne cancelli l’identità stessa.
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