
L’allarme caldo di questa estate colpisce anche le acque del Golfo di Napoli, che hanno raggiunto temperature senza precedenti, superando i 30 gradi Celsius. Cresce la preoccupazione tra gli esperti di settore verso questa anomalia che, oltre a mettere in serio pericolo gli ecosistemi marini, potrebbe anche innescare eventi meteorologici estremi come i Medicanes, una sorta di micro uragani mediterranei.
L’ARPAC, Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale in Campania, ha registrato nella sola prima parte di agosto temperature marine eccezionalmente alte nella regione. I prelievi effettuati tra il 6 e l’8 agosto hanno registrato temperature superiori ai 30°C in varie zone balneari. I dati riportati dall’Arpa sono in linea con quelli rilevati su scala più ampia dai sistemi satellitari, in particolare con i dati Sentinel del sistema Copernicus dell’Unione Europea che, al 10 agosto, registra una temperatura nel Golfo di Napoli superiore ai 29°C.
Queste elevate temperature marine allarmano scienziati ed ambientalisti in quanto possono avere una serie di gravi conseguenze sull’ambiente marino, in particolare per le barriere coralline, estremamente sensibili ai cambiamenti climatici. Le temperature eccezionalmente elevate registrate quest’estate potrebbero avere un impatto devastante sulle biocenosi marine, con conseguenze gravi per i coralli, come evidenziato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). L’eccessivo riscaldamento delle acque può innescare fenomeni di sbiancamento e morte dei coralli, portando a un drastico impoverimento della biodiversità marina e alterando l’intero equilibrio dell’ecosistema.
Ma a diffondere preoccupazione c’è anche il rischio dello sviluppo di fenomeni meteorologici estremi. Quando queste acque eccezionalmente calde si combinano con condizioni di instabilità atmosferica e l’arrivo di masse d’aria fredda, possono innescare la formazione dei cosiddetti Medicanes, veri e propri microuragani mediterranei anche noti come bombe meteorologiche. Questi eventi, che un tempo erano considerati rari, stanno diventando una minaccia crescente per le regioni costiere, amplificando i rischi legati ai cambiamenti climatici e mettendo in pericolo sia l’ambiente che le comunità locali.
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