
La mancanza di farmacisti in Italia preoccupa: si stima che ne manchino all’appello circa 10.000 e di questi 500 solo il Campania. Nella nostra regione operano 1.718 farmacie, quasi tutte private. L’allarme è stato lanciato in questi giorni da Assofarma, associazione di settore che raggruppa le farmacie comunali sparse su tutto il territorio nazionale. Tra i motivi della carenza di farmacisti ci sarebbero un livello retributivo inadeguato, mancanza di incentivi e percorsi di studio troppo lunghi.
Per Assofarma la carenza di farmacisti è un problema complesso che si è generato nel tempo e che ha molte cause, e per il quale servono risposte di sistema in tempi rapidi. «Le riduzioni degli orari di apertura per mancanza di personale non sono più casi isolati, ma addirittura in aumento – ricorda Luca Pieri, presidente di Assofarm – . E i numeri sui nuovi iscritti alle facoltà di farmacia profilano un’ombra allarmante sul futuro prossimo». Le farmacie territoriali sono ormai centri di servizi, sempre più integrati nel Servizio Sanitario Nazionale, veri e propri presidi sul territorio, con una diffusione capillare ed una presenza sul territorio mediamente più alta di quella dell’Unione europea.
I laureati dell’indirizzo chimico-farmaceutico sono sempre di meno. Secondo Almalaurea, nel 2023 le facoltà italiane hanno sfornato poco più di 4.000 laureati. E circa il 70’% delle imprese, farmacie soprattutto, hanno difficoltà a reperire personale.
«La prima è sicuramente l’innalzamento dei livelli retributivi dei farmacisti dipendenti, l’elemento che più di ogni altro potrebbe spingere i giovani ad immaginare il proprio futuro professionale nelle farmacie private e pubbliche. Obiettivo – continua Pieri – raggiungibile solo con misure che rilancino la redditività delle nostre aziende, prima fra tutte la Farmacia dei Servizi. Parallelamente a ciò, come già dichiarato in altre sedi, le Farmacie Comunali intendono sviluppare meccanismi di welfare aziendale che offrano benefit tangibili paralleli al salario e possano migliorare la qualità della vita dei propri dipendenti.
Una terza soluzione potrebbe altresì arrivare dall’introduzione dell’Assistente del Farmacista, figura già collaudata in altri paesi europei e che verrebbe formata attraverso una laurea breve. Si tratta di un professionista che svolgerebbe funzioni distributive logistiche e amministrative, lasciando ovviamente al farmacista la supervisione sulla dispensazione del farmaco e sul rapporto consulenziale diretto col paziente.
Dobbiamo quindi agire su almeno due fronti strategici – conclude Luca Pieri – da un lato dobbiamo sgravare il farmacista di mansioni che può fare anche un tecnico adeguatamente formato, e dall’altro dobbiamo creare più farmacisti. Risultato, quest’ultimo, ottenibile solo se la carriera di farmacista dipendente sarà un lavoro professionalmente interessante ed economicamente gratificante».
La situazione della Campania è perfettamente allineata a quella nazionale. A sostenerlo è il coordinatore regionale Domenico Della Gatta, che pone l’accento sui carichi di lavoro: «Tutti sanno che le farmacie sono state un punto di riferimento durante il COVID, di primaria importanza, un baluardo, un presidio senza il quale probabilmente le nostre comunità si sarebbero sentite ancora peggio nell’affrontare la pandemia, il distanziamento, l’isolamento sociale.
Questo lavoro – continua il coordinatore Domenico Della Gatta – ha portato i farmacisti ad allontanarsi un po’ dalla professione perché le aperture prolungate, i turni stremanti, in un certo qual modo hanno inciso negativamente. Chi lavora in farmacia deve essere valorizzato e premiato dal punto di vista della remunerazione, con l’introduzione di welfare aziendali e di criteri premianti l’impegno degli operatori. Ma la leva della remunerazione da sola non funziona. Bisogna anche puntare sulla farmacia dei servizi perché è l’unico modo per valorizzare i farmacisti anche dal punto di vista professionale».
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