
“Abbiamo molto da imparare dal passato”. Sono queste le parole di Sergio Mattarella durante il suo intervento all’Università Federico II di Napoli. L’occasione del discorso è stata offerta dall’anniversario degli 800 anni dell’Ateneo, il 13 novembre.
Durante la cerimonia, sono stati inaugurati il laboratorio Connected Lab e gli ambulatori di cardiologia, pediatria ed endocrinologia per le attività di diabetologia e di nutrizione, nel Complesso di Scampia. Nonostante l’atmosfera celebrativa, però, il Presidente della Repubblica non ha potuto non parlare anche dell’emergenza affitti. Ad oggi, infatti, il problema abitativo si configura come un grande ostacolo per il diritto all’istruzione universitaria. Soprattutto, se si considera che in Italia ci sono 600mila studenti fuorisede.
Il 5 giugno 1224, Federico II di Svevia, allora trentenne, istituisce con editto formale la prima universitas studiorum statale e laica d’Occidente. Di fatti, sebbene l’Alma Mater di Bologna fosse nata nel 1088, si trattava di una aggregazione privata di studenti e docenti. L’obiettivo dell’imperatore svevo era di formare i gruppi dirigenziali che sarebbero stati necessari per il governo dello Stato. Di fatti, lo studium era focalizzato su studio e retorica, attività di formazione dei futuri funzionari. Questa concentrazione rese Napoli uno dei poli più importanti per lo studio delle scienze giuridiche, attirando studenti da tutta Italia e contribuendo al fermento culturale della città. Per accrescere maggiormente l’attrattiva dell’Università, la lungimiranza dell’imperatore lo portò a concedere alloggi calmierati agli studenti, attirandosi le ammirazioni di sovrani, docenti e studenti.
Dai giorni di Federico II, molte università sono nate in Italia, molte si sono affermate, guadagnando fama internazionale. La società ha subito infiniti cambiamenti in ogni ambito, alcuni rapidi, altri millenari. Uno in particolare merita attenzione, l’incremento sempre maggiore della scolarizzazione. Alcuni numeri fotografano la situazione: Il tasso di analfabetismo si attesta allo 0,6% e la quota di 25-64enni in possesso di un diploma è il 62,7%. Per quanto riguarda l’università, poi, il 51,8% dei giovani italiani è immatricolato all’università.
Molti dei giovani studenti (il 27% circa) si trovano a iniziare il proprio percorso universitario in città diverse da quella natale, migrando soprattutto dal Meridione. Qui la percentuale di studenti, soprattutto magistrali, che cambiano regione si attesta al 32% e si polarizza tra Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna.
Ma oltre ai numeri, ciò che definisce la realtà quotidiana degli studenti è un eccessivo peso sulle risorse proprie e familiari, che spesso determina la fine dell’esperienza universitaria. Una ricerca nazionale sulla condizione abitativa degli universitari condotta da Cgil e Unione degli universitari rivela che, in Italia, uno studente su tre non riesce a sostenere le spese necessarie per vivere dove studia. Il 29% degli studenti, quindi, non riesce a sostenere le spese, mentre la restante parte le trova comunque troppo onerose. E se ciò non dovesse bastare a dipingere la gravità della situazione, il 47% denuncia “le condizioni non dignitose” delle abitazioni.
Ancora, il report Senza casa, senza futuro evidenzia: il pericolo di imbattersi in truffe nella ricerca di una sistemazione, i pregiudizi razzisti e anti-meridionalisti di alcuni affittuari, il diffondersi di affitti a nero. Tutti i requisiti necessari a parlare di una vera e propria “emergenza affitti”.
In questo quadro disastroso, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha annunciato che sono stati assegnati 500 milioni di euro per la realizzazione di 5.400 nuovi posti letto destinati agli studenti, attraverso il V bando della legge sugli alloggi universitari. Cifra che servirà anche alla riqualificazione e al miglioramento delle strutture già esistenti. Soprattutto, cifra che appare piuttosto esigua rispetto ai 130mila posti letto che sarebbero necessari per gli studenti.
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