
Ancora un guasto, stavolta al sistema di comunicazione GSMR, ha mandato in tilt la linea alta velocità Roma Napoli.
Una mattinata di caos quella del 14 Aprile dove migliaia di viaggiatori campani si sono ritrovati bloccati nelle stazioni, soprattutto a Napoli Centrale e Afragola, mentre i treni venivano deviati su linee alternative più lente. Solo dopo ore di intervento tecnico la circolazione è tornata alla normalità, ma non senza confusione e rabbia dei passeggeri che hanno perso coincidenze e importanti viaggi di lavoro. Diversi treni ad alta velocità sono stati limitati a Roma Termini, mentre altri sono stati instradati su linee convenzionali via Formia o Cassino, con tempi di percorrenza notevolmente più lunghi. Anche Intercity e regionali hanno subìto rallentamenti e cancellazioni, dimostrando quanto un singolo guasto possa incidere su un intero sistema interconnesso. Ancora una volta l’Alta Velocità è fragile al Sud.
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha dichiarato che i tecnici erano al lavoro fin dalle prime ore del mattino, in coordinamento con le aziende coinvolte. Ciononostante, l’episodio riapre una questione più ampia. ovvero l’alta Velocità fragile al Sud. Se da un lato il treno rappresenta un simbolo di modernità, dall’altro emergono fragilità strutturali che nel Mezzogiorno si fanno sentire con maggiore intensità. Come osservato da un report di Pendolaria 2025 di Legambiente nel Nord, reti più capillari e sistemi ridondanti permettono spesso di assorbire meglio gli imprevisti. Nel Sud, invece, ogni guasto rischia di trasformarsi in paralisi. Non è solo una questione tecnica, ma anche economica e sociale: trasporti meno affidabili significano meno opportunità, meno mobilità, meno competitività. Per quanti anni ancora il nostro Paese dovrà ancora sopportare divari infrastrutturali e una rete ferroviaria ancora non solida?
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